Intelligenze connesse

Viviamo in un mondo in cui la condivisione è un paradigma che guida gran parte delle nostre attività. Condividiamo in rete ciò che creiamo e ciò che siamo. Possiamo considerarci antropologicamente orientati al pubblicare, ma quanta consapevolezza abbiamo del pubblico? La nostra volontà di metterci in mostra può competere con le complicazioni che nascono nel momento in cui la rete elabora e forma la nostra persona digitale? Come appariamo è cosa siamo in rete?

I processi di intelligenza connettiva permettono al web di elaborare e accrescere la conoscenza, utilizzando le immense potenzialità messe a disposizione degli utenti, ma i processi di condivisione trasformano la rete stessa nel paesino di Sant’Ilario dove l’informazione come una freccia dall’alto scocca, vola veloce di schermo in schermo.  Siamo immersi e connessi tutti in un ambiente dove le potenzialità tecnologiche non sono al passo con la nostra consapevolezza.

Ogni intelligenza ha grandi risorse che se messe in opera possono dar vita a creatività di immensa potenza. L’essere umano si è evoluto come singolo costituendo collettività, ora è giunto il momento di evolversi condividendo connettività.

“Lo spazio di Internet viene visto come “vivo”, vivo di una presenza collettiva, brillante, attiva e umana. Ogni singolo utente diventa una singola parte di un pensiero collettivo, non esiste un drive al pensiero, ma il pensiero “emerge” e si auto-organizza sui contributi di ogni singolo utente” (Derrick De Kerckhove).

La connettività crea pensiero partendo dal pensiero dei singoli individui connessi. Questo si presenta come il più grande e potente motore intellettivo che mai l’umanità aveva generato.

Intelligenza connettiva, persona digitale, inconscio digitale e diritto all’oblio sono pochi tra i tanti concetti che cercano di descrivere i profondi cambiamenti in atto nel modo in cui noi individui nell’era 3.0 ci orientiamo in una realtà virtuale sempre più carica di significati. L’esperienza scientifica ha sfruttato queste nuove opportunità per accrescere se stessa e potenziarsi ma quali sono le implicazioni sulle attività di chi vive quotidianamente la rete?

L’insieme dei dati che inseriamo in rete forma e da’ vita alla nostra persona digitale.  Questi dati vengono elaborati fino a scomparire dalla superficie ed essere assorbiti dalla rete, danno vita ad un inconscio nascosto.

“Siamo in uno stato di connessione permanente e questo è terribilmente interessante e affascinante. È una specie di riedizione del mito di Zeus Panopticon che sapeva in ogni momento dove era nel mondo, ma ha insito in sé un grande problema che cela un grave pericolo: dove inizia il nostro potere di connessione inizia il pericolo sulla nostra libertà individuale” (Derrick De Kerckhove)

Le potenzialità insite nella perenne connettività nascondono le insidie alla nostra libertà individuale rischiando di esporci tutti ad una stretta sorveglianza che non lascia scampo alle nostre azioni, permettendoci di vivere senza la sensazione di essere osservati da entità ombra che non si palesano direttamente alla nostra esperienza.

La rete aumenta la nostra intelligenza, moltiplica la nostra capacità elaborativa ma ci priva di una risorsa fondamentale, l’oblio. La rete non dimentica, ciò che condividiamo e ciò che creiamo con le intelligenze connesse rimane nello spazio virtuale. L’informazione non è soggetta al decadimento biologico ne si dissolve nel tempo in un gratificante oblio. Ciò che noi postiamo in rete e condividiamo con il web costruisce la nostra identità virtuale, identità su cui noi avremo solo un controllo momentaneo.

Letture:

Derrick De Kerckhove, La pelle della cultura: un’indagine sulla nuova realtà elettronica, Genova, Costa & Nolan, 1996.

Derrick De Kerckhove , Alla ricerca dell’intelligenza connettiva, Intervento tenuto nel Convegno Internazionale Professione Giornalista: Nuovi Media, Nuova Informazione – Novembre 2001

… e tu cosa ne pensi?

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