L’arte del teatro “inquinata” dalla tecnologia

Napoli – Quanto tempo è passato da quando, per rappresentare spettacoli notturni, si teneva conto delle fasi lunari? Tanto, troppo. Eppure gli antichi greci e romani, nel limite delle loro possibilità, mettevano in scena rappresentazioni teatrali che incantavano e, ancora oggi, affascinano molti studiosi di tale settore. Lo stesso accadeva anch11287422_1054608167902132_1212502117_ne nella nostra Napoli fino a poche decine di anni fa, quando, il maestro Eduardo De Filippo, partendo dall’ombra del Vesuvio, ha incantato il mondo con le proprie idee di teatro. Eppure, Eduardo non utilizzava tecnologie da capogiro nelle proprie rappresentazioni. Il tempo passa, gli attori cambiano, la scena si svuota e si riempie di emozioni nuove ed intense. Per rendere “spettacolari” le nuove rappresentazioni teatrali, forse, si è persa un pò quella linfa vitale che è propria di chi vive sulle tavole di un palcoscenico. Nel tempo l’arte sta perdendo sempre più valore e la tecnologia avanza inesorabile, per rendere tutto più bello, tutto più cinematografico. Pedane girevoli, cambi scena da urlo, effetti ottici e proiezioni in 3D padroneggiano sulla scena. Una delle trovate tecnologiche più importanti è stata”The Opera Machine” a Londra, un progetto multimediale interattivo che ha permesso di seguire il lavoro di tutta la squadra tecnica durante la messa in scena del III atto de “La Valchiria” di Wagner. Grazie alla tecnologia “multiview”, sono state sincronizzate 17 telecamere per coprire ogni punto di vista. Sono stati addirittura usati dei “Fly man” che, dall’alto, si occupavano delle parti mobili sospese sulla scena. Tutto ciò è stato possibile grazie ad uno sforzo umano ed economico di proporzioni colossali. Vedendo ciò, ci si chiede: ma è davvero utile tutto questo? Perchè rendere cinematografico un ambiente che ha un’anima completamente diversa? Del resto se uno dei più grandi registi di sempre e padre dell’essenzialismo teatrale, come Peter Brook, sostiene che “la scena è scarna perchè ci aiuta a capire il teatro in poco tempo, andando a ricercare l’essenziale”, allora tutta questa tecnologia può soltanto restare nel Foyer, in attesa di essere utilizzata in altri campi.

Mario Migliaccio

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