L’influenza delle nuove tecnologie nel produrre musica: dai vinili ai cdj con il programma Abletonlive9

[1]Il disco in vinile è un supporto per la memorizzazione analogica di segnali sonori, esso è stato introdotto nel 1948 negli Stati Uniti come evoluzione del precedente disco 78giri. Il suo antenato è una piastra circolare recante su entrambe le facce, un solco a spirale dove sono registrati i suoni. Le migliori qualità del vinile (pvc) rispetto alla gomma lacca permisero di ridurre lo spessore dei solchi raggiungendo una maggiore durata di ascolto quasi a raggiungere trenta minuti per facciata “long playing”. Fino agli anni 70 del 900 il vinile è stato il più diffuso supporto per la produzione audio, ma la sua preminenza è stata insidiata negli anni 80 dalle musiche cassette fino a cedere il posto al compact disc. Dalla seconda metà degli anni 2000 il disco in vinile è tornato negli scaffali dei negozi essenzialmente come un prodotto di nicchia. Lavorare con dei giradischi è naturalmente più impegnativo che lavorare usando strumenti digitali come CDJ o i computer. Questo perché è uno strumento analogico non permette di godere tutti quei vantaggi di cui si godono negli ultimi anni grazie alla tecnologia con programmi tipo virtual dj o traktor. Esistono diverse tipologie di giradischi in commercio ma la trazione utilizzata può essere a cinghia e a trazione diretta: la prima si basa sulla trasmissione della rotazione tra un motorino elettrico e il piatto rotante mediante l’uso di una cinghia (cauciu), questa tecnologia rende la musica più gradevole più naturale a confronto con i sistemi digitali moderni che sono più precisi ma ritenuti freddi. L’altra tipologia di giradischi “a trazione diretta” sono preferiti dai dj in quanto tendono a non rovinare il motore se si blocca il corso del turntable. Ulteriore pro dei dischi in vinile esso è meno soggetto a pirateria informatica. La tecnica del mixaggio si basa sull’allineamento del battito per minuto fra due brani diversi, il dj per eseguire questa operazione aumenta o diminuisce la velocità del disco in preascolto in cuffia. Il primo dj che utilizzò questa tecnica fu Francis Grasso americano degli anni 70 insieme a David Mancuso inventò il mixaggio delle luci e dell’aria condizionata. L’avvento delle nuove tecnologie ha permesso di modificare la miscelazione della musica o opponendo resistenza alla rotazione del disco, processo simile nei cdj. Questo termine deriva dagli acronomi cd e deejay che consentono molte altre funzioni: pitch control permette di velocizzare o rallentare un brano, poi abbiamo la jog si tratta di muovere avanti e indietro il brano molto lentamente con una precisione estrema. Il cue sono dei punti particolari che il dj tende a mettere immediatamente o una frase o un ritornello. Poi abbiamo il filter che permette al dj di alzare di molto gli alti e i bassi e viceversa, il key control permette di modificare la tonalità del brano. Il loop permette d’impostare dei loop ossia dei toni di continuo anche all’ infinito. Gli appassionati di musica sanno che è possibile realizzare ben poco senza computer nell’ ambito della produzione musicale. Molti sono combattuti tra l’ammirazione per la tecnologia e il sospetto che un giorno le macchine potrebbero sostituirsi agli artisti. In questa serie di articoli si nota in che modo l’evoluzione della tecnologia ha influenzato la produzione musicale nel corso degli ultimi decenni e in che modo il suono digitale è diventato sempre più importante. Uno dei più importanti programmi di produzione musicale si chiama [2]abletonlive9 esso si è affermato da diversi anni sulla scena come uno dei programmi musicali più versatili tra quelli proposti sul mercato, come lo stesso nome lascia capire è pensato con due finestre parallele tanto per la composizione in studio quanto per l’ esecuzione di performance live: esso crea a seconda che si usi diversi fonti in ingresso, controller midi, effetti esterni, mixer o quant’altro. I più noti dj che fanno uso di ableton sono: Armin van Buuren,Giorgio Moroder, Daft punk etc. molti degli effetti di live sono comuni nel mondo del digital signal processing, adattato per conformarsi all’ interfaccia di live. Sono impostati per soddisfare l’ampio target d’utenza di live-musicisti elettronici e dj ma possono essere usati anche per altri scopi come il recoding per processare il segnale di una chitarra. L’effetto live sono divisi in due categorie: midi e audio. Siamo di fronte a una reale novità o solo una moda?

Siamo difronte a incredibili e continue novità, come accade in tutti i campi di applicazione del digitale. Ci sono cambiamenti sul versante dell’accessibilità, del controllo e di ogni parametro musicale e della complessità risultante. Cambia molto a livello di produzione, editing, publishing, si accorcia il tempo necessario per passare dal pensiero alla scrittura, dalla scrittura all’esecuzione della composizione musicale. Infatti, oggi anche i più piccoli si creano le proprie suonerie del cellulare, qualsiasi personal computer è dotato di sequencer audio o midi che permette a chiunque di comporre senza nessuno studio e senza nessuna esperienza pregressa. Figuriamoci poi per i professionisti! La possibilità di trattare un brano musicale e di poterlo suonare come qualsiasi segnale digitale apre enormi possibilità di elaborazione, di riproduzione e di diffusione di quel brano con nuove esperienze musicali.

Valeria Petronzio

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Disco_in_vinile

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Ableton_Live

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