Linguaggio social

Linguaggio social: un mutamento negativo?

di Dalila Mutone.

L’utilizzo dei Social Media ha prodotto, si sa, numerose novità, e una delle più rilevanti è sicuramente quella relativa al linguaggio e alle forme di espressione tipici dei Social Networks. All’interno di queste piattaforme, infatti, non solo troviamo le abbreviazioni tipiche del linguaggio texting (quello degli SMS), ma anche nuovi termini ed espressioni gergali. Si diffondono sempre più i numerosi slang ed acronimi derivanti dall’inglese e dall’americano, nuovi termini nati dalle piattaforme social e riferiti unicamente ad esse, e nuove forme di espressione, quali le svariate emoticon (utilizzate per esprimere le proprie emozioni o rappresentare gesti, oggetti ed animali, sottoforma di icona).

Linguaggio social 2

Tutto questo rappresenta un mutamento linguistico di grande rilevanza, che ha da subito aperto un acceso dibattito relativo alle conseguenze di tali cambiamenti sulle capacità di espressione dei giovani. Leggo e sento spesso dichiarazioni in cui si asserisce che questo nuovo linguaggio stia impoverendo la lingua italiana e la sua conoscenza da parte dei ragazzi.

Salvatore Di Leo, laureato in Scienze politiche all’università di Statale di Milano, riporta in un suo articolo per Vnews24:  “Le capacità di comprendere le differenze caratteriali e valutare il linguaggio para verbale nascono soltanto attraverso la frequentazione diretta. Chi non lo fa, semplicemente non svilupperà queste fondamentali capacità e avrà problemi ad individuare i tratti caratteriali e le reazioni specifiche dei propri simili. Rischierà di trovarsi impreparato […]”, sottolineando i danni del linguaggio sui social e dell’utilizzo delle tecnologie informatiche attraverso cui adottarlo, addirittura dal punto di vista neurologico.

A mio parere, la progressiva perdita della proprietà di linguaggio a cui si assiste oggi, non è  da imputare ai contesti quali social media e tecnologie. Esistono, infatti, ancora numerosi contesti in cui apprendere ed sercitare la lingua italiana e le sue ricchezze. Primo contesto fra tutti: la scuola. Dipende dai ragazzi stessi il volersi e sapersi adattare alle diverse situazioni, esprimendosi in maniera differente a seconda di esse.

Come infatti ricorda Massimo Micheli nel suo articolo I Social Network killer del linguaggio, Tullio de Mauro (noto linguista e professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma) afferma: “Si leggono pochi libri, tre quarti dei comuni italiani non ha una biblioteca, solo il 38% delle persone sa navigare in Internet, il 34% legge abitualmente un quotidiano […] La lingua italiana sta abbastanza bene, i timori riguardano noi italiani più che la lingua”. Mentre, sul rapporto tra lingua italiana e mezzi di comunicazione elettronica e digitale, Nicoletta Maraschio (presidente dell’Accademia della Crusca) dice: “Oggi il parlato influisce sullo scritto e i due versanti si influenzano, si integrano. La nostra lingua non è messa a rischio da Internet, chat o sms. Basta sapere che si tratta di una specie di linguaggio settoriale”.

E anche il professor Claudio Marazzini, (altro presidente dell’Accademia della Crusca), in riferimento alla lingua italiana ed il linguaggio usato sui social network, qui afferma: “E’ uno strumento che ha i suoi limiti: non credo ci sia nessuno che confonda lo spazio del messaggio su un telefonino con quello che è l’esposizione distesa del proprio pensiero in una prova scolastica […] Se qualcuno fa questa confusione, inserendo un tipo di punteggiatura che non va bene, la scuola giustamente lo richiama all’ordine. Quel tipo di linguaggio molto colloquiale che si usa in internet, quindi quella confusione tra scritto e parlato tipica del mezzo, non è nociva per la lingua italiana. Al tempo del telegrafo la lingua che si usava per comunicare non ha guastato la lingua italiana. Non credo che chi scrive perché con la “k” lo faccia sempre. Lo fa solo perché lì deve risparmiare spazio”.

Dunque, tutto dipende dalla personalità, dalla volontà e dall’istruzione dei giovani (e non), che possono decidere di adattarsi ai diversi contesti, mantenendo le proprie conoscenze lessicali senza limitarsi all’apprendimento dei soli linguaggi social.

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