L’Università che si adatta allo studente: certezze e perplessità sull’università telematica

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L’avvento del web e le nuove tecnologie hanno portato delle radicali innovazioni all’interno della nostra società, costringendo le istituzioni a mettersi al passo con il cambiamento a cui noi tutti stiamo assistendo.

Il mondo dell’università rappresenta, per caratteristica, l’istituzione più propensa all’innovazione e al cambiamento. Nelle università si fa ricerca, si studiano nuove teorie e nuove tecnologie, ma sono anche le sedi ideali per sperimentare il modo in cui insegnare, ossia il “come si insegna”.

L’avvento del web ha avuto delle ripercussioni anche nel campo dell’insegnamento, prefigurando su scala globale, la necessità di rivedere i canali attraverso i quali era passata l’istruzione fino a quel momento con la conseguente creazione di nuovi canali di comunicazione universitaria e  la nascita delle università telematiche che sono andate ad affiancare le università tradizionali.

L’università telematica rappresenta un nuovo modo di fare insegnamento che consente agli studenti di seguire i corsi da casa propria , negli orari e nei modi a loro più consoni, grazie alle lezioni on-line.

Gli esami di profitto, le sedute di laurea, gli esami di master e i corsi post laurea vari, invece si svolgono in presenza degli insegnanti e quindi nelle sedi delle università.

Alcuni atenei sono dotati di campus, all’anglosassone, dove gli studenti possono risiedere, pernottare e pranzare durante tutto l’anno accademico o nel periodo di svolgimento delle lezioni.

Le origini degli atenei on line risale alla legge 289/2002 [1] . La norma prevede che vengano stabiliti, attraverso un successivo decreto interministeriale, «i criteri e le procedure di accreditamento dei corsi universitari a distanza e delle istituzioni abilitate a rilasciare titoli accademici, senza oneri a carico del bilancio dello Stato», tracciando alcuni requisiti come la presenza di « un’architettura di sistema flessibile e capace di utilizzare in modo mirato le diverse tecnologie per la gestione dell’interattività».

La legge quindi riconosce a tutti gli effetti la laurea “telematica”, equiparandola a quella conseguita in modo tradizionale.

Attualmente in Italia le università telematiche riconosciute dalla legge sono le seguenti:

Come detto questo tipo di offerta formativa è cresciuta costantemente negli anni, raccogliendo molti consensi soprattutto da parte degli studenti lavoratori, l’evoluzione tecnologica e la comodità di seguire i corsi direttamente da casa, sono state la ragione del successo delle università on-line. Come evidenzia il decimo rapporto CNSVU sullo stato del sistema universitario, queste sono passate, dalle iniziali quattro nell’anno accademico 2005/2006, a undici università nel 2008/2009, da circa 5200  a più di 17 mila iscritti. Negli ultimi anni, però, si sta registrando un’inversione di tendenza: secondo i dati dell’ Anagrafe nazionale studenti del Miur relativi al numero di immatricolazioni, se nell’anno accademico 2010/2011 i nuovi iscritti sono stati oltre 7500 (su un totale di 289.714 immatricolati complessivi), l’anno successivo si è passati a poco più di 4400 (su un totale di 280.114). La quota di immatricolati degli atenei telematici incide in minima parte sul numero complessivo degli atenei nazionali. La sproporzione tra il numero esiguo di immatricolati rispetto a ben undici università presenti appare abbastanza chiara. Tanto più se si pensa che alcuni di questi atenei presentano un numero di iscritti piuttosto basso: ad esempio, nell’anno accademico 2011/2012 la IUL di Firenze ha registrato appena 58 iscritti, rispetto agli oltre 13mila della Marconi.

La causa principale che ha portato ad una diminuzione cosi radicale è data sopratutto dalle grandi perplessità che molti esperti nutrono sulla qualità del servizio offerto agli studenti, dovuta alla carenza del personale docenti, che risulta non essere adeguato al numero di corsi di studio offerti.

Dall’undicesimo rapporto CNSVU[15] sullo stato del sistema universitario si evince che in tutte le università telematiche il numero dei professori di ruolo è nettamente inferiore rispetto all’organico necessario.

Un’altra perplessità rispetto al sistema delle università telematiche è data dalla mancanza di controlli sull’istituzione dei corsi di studio per le università on line.

A gennaio il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha varato un decreto che fissa i requisiti minimi di docenza per attivare e accreditare i corsi di laurea nelle università italiane, facendo, però, esclusivo riferimento alle università statali e lasciando in tal modo aperta la possibilità, alle università telematiche e a quelle non statali, di aprire nuovi corsi senza soddisfare sin da subito i requisiti richiesti dal decreto.

Da quanto detto si evince che le  università telematiche sono diventate un’ importante alternativa alle università tradizionali, poiché riescono ad adattarsi alle esigenze degli studenti attraverso corsi e-learning ed attività di supporto. Al tempo stesso però, desta molti dubbi l’organizzazione di tali università soprattutto in merito alla qualità del servizio offerto.

A cura di Raffaele Riccio

[1]                D.M.17 Aprile 2003, n°98, in materia di “Università statali e non statali”

[15]  Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, undicesimo rapporto sullo stato del sistema universitario, Gennaio 2011

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