Amicizia tra nuove tecnologie e solitudine

di Manuela Florio

Parlare di amicizia è sempre estremamente difficile soprattutto oggi, in una società liquida in cui i rapporti sociali sono temporanei, instabili e fragili.  E’ attraverso il rapporto di amicizia, il confronto con gli altri, il dialogo le esperienze che il singolo contribuisce a formare la propria identità. Nel 2011 l’Onu ha indetto la giornata mondiale dell’amicizia per valorizzare questo sentimento sottoposto ad una profonda evoluzione-regressione. Alle nuove tecnologie va il merito di permettere alle persone di incontrarsi oltre i confini dello spazio, delle stesse culture ed etnie, inaugurando così un nuovo mondo di potenziali amicizie. Questa è una grande opportunità, ma comporta anche una maggiore attenzione e una presa di coscienza rispetto ai possibili rischi. Le amicizie coltivate mediante le nuove tecnologie pongono interrogativi su cui riflettere come ad esempio chi è realmente l’amico con cui chatto? L’identità virtuale corrisponde con quella reale? Ho fiducia nei confronti del mio “amico”?

E’ importante ricordare sempre che il contatto virtuale non può e non deve sostituire il contatto umano diretto con le persone a tutti i livelli della nostra vita. L’amico vero nel vecchio immaginario collettivo è colui che si frequenta in modo assiduo ed è costantemente presente nel momento del bisogno, una figura il cui significato sembra essersi sbiadito e oscurato nel corso del tempo. Al base del NOI amicale vi è la fiducia, intimità e sincerità.  Nel mondo urbano le frenesia e la velocità con cui si consumano i sentimenti sembrano dare poco tempo alla volontà di coltivare dei rapporti di amicizia profondi. Il non avere amici durante il periodo adolescenziale ha delle ripercussioni nella fase adulta, rappresentando un limite sociale per il singolo che risulta fragile, insicuro e socialmente ansioso. Le nuove tecnologie, a tal proposito rappresentano un’opportunità significativa, perché permettono di affrontare dei discorsi in modo libero e tranquillo. Il ragazzo timido comunica senza avere un contatto visivo e questo lo mette a suo agio senza timore di essere giudicato perché gli altri non lo conoscono realmente. Dalle ricerche effettuate la mia attenzione si è focalizzata su uno studio con 63 studenti della Cornell University, i ricercatori hanno scoperto che le persone riferiscono di avere una maggiore autostima dopo aver trascorso del tempo su Facebook   rispetto al tempo trascorso a guardarsi allo specchio. A differenza di uno specchio, che ci ricorda chi siamo veramente e può avere un effetto negativo sulla stima di sé, se l’immagine non corrisponde al nostro ideale, Facebook può mostrare una versione positiva di noi stessi. Secondo la Turkle la tecnologia ci permette di ingannare noi stessi, rendendo possibile una vera operazione cosmetica della nostra identità virtuale: possiamo truccarla, ritoccarla, falsificarla a nostro piacimento. L’amico 2.0 è colui che risponde alla logica dell’always on 24h su 24h. Ogni utente social può contare oltre cento amici.
L’ utente accetta l’amicizia di conoscenti o semisconosciuti  non c’è bisogno di avere un grande rapporto intimo. Le amicizie in rete possono a durare anche diversi anni, ma nel tempo tendono a crollare per l’inconcludenza e l’ eccessiva idealizzazione di un soggetto. Può accadere che dopo lungo periodo si incontra l’amico virtuale in carne ed ossa, ma mancano gli argomenti su cui discutere ed il feeling empatico. W. Deresiewicz sostiene: “l’amicizia si sta trasformando, sempre più, da relazione a sensazione, chiamiamo “amicizia” lo scambio di brevi post e la condivisione di video o altri contenuti multimediali, abituandoci per così dire a un’amicizia generalista, a messaggi collettivi in cui i legami affettivi e le storie non contano”[1].

Secondo Deresiewicz, le nuove tecnologie avrebbero contribuito ad incrementare processi di frammentazione della coscienza, in qualche misura, avrebbero anche dato sostanza all’idea di una “amicizia universale”, destinata proprio per la sua universalità a restare superficiale e vuota di relazioni effettive.  Con la CMC (Computer Mediated Comunication) gli sguardi, il tono di voce, la mimica, la gestualità, vengono a mancare nei rapporti sociali. Per colmare questo vuoto viene incentivato l’uso delle emoticons in continua fase di aggiornamento che mirano ad esprimere sentimenti ed emozioni con immagini che rafforzano il messaggio. Come noto dal confronto che ho con la gente comune  con un’ età compresa tra i 20 e i 30 anni si sviluppa una solitudine data dalla quantità di amici che non corrisponde ad una buona qualità del rapporto stesso. Concludo citando il grande maestro Zygmunt Bauman che attribuisce una connotazione positiva alla solitudine su cui riflettere: “Nel nostro mondo la prospettiva di essere lasciati soli può generare un senso di terrore quando si vieta ad ogni costo di trovarsi soli si rinuncia all’ opportunità di provare solitudine quel sublime stato in cui è possibile raccogliere idee, meditare riflettere creare dare senso e sostanza alla comunicazione interpersonale.”[2]

 

18 Maggio 2015

 

 

#Manuela Florio

#Bauman

#amicizia

#Deresiewicz

[1] The Chronicle of Higher Education ,False amicizie, W.Deresiewicz

[2] Cose che abbiamo in comune 44 lettere dal mondo liquido , Z. Bauman ,La terza Roma Bari 2010

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