Gli inganni sui social network. L’esempio di “Catfish”

di Marianna De Rosa

Nei social network non è tutto come sembra. Spesso essi si rivelano ingannevoli. Come non menzionare le cosiddette false identità o i profili virtuali fasulli utilizzati per interagire al fine di raggiungere gli scopi più disparati. La comunicazione virtuale facilita il dialogo, il confronto. Il contatto visivo renderebbe tutto questo più difficoltoso.

“Catfish” , un  TV Show,  una serie televisiva – reality americana in onda su MTV, rende bene la questione poiché si propone di raccontare, attraverso dei filmati, le verità e le bugie che si celano dietro le relazioni online.

In internet, il termine catfish,viene utilizzato per designare quel soggetto che si nasconde dietro una falsa identità all’interno dei Social Network, che si impossessa di foto rubate da profili altrui, nonché di  informazioni biografiche, e che si diverte ad ingannare i suoi interlocutori.

L’idea della serie, che ha contributo anche alla diffusione del termine “catfifh” per designare l’identità ingannevole, ha avuto origine dall’ esperienza di Nev Schulman, conduttore della serie, che scoprì che la donna con cui aveva una relazione online non era stata onesta nel descriversi.

Diversi  studi hanno dimostrato quanto la falsa identità , in determinate circostanze, favorisca il benessere psicologico dell’individuo, dal momento che il supporto sociale rappresenta una potente soluzione contro i vari  problemi di natura psicologica. A lungo andare però, si corre il rischio di incorrere in una vera e propria dipendenza, in una logica in cui il vero e il falso diventano indistinguibili.

Il concetto di falso  è stato studiato in psicologia a partire dalla fine degli anni ’50 dagli autori come Rogers e Winnicott. Entrambi sostengono che tutti  abbiamo un falso sé, una maschera sociale che ci permette di entrare in relazione col mondo in maniera adattiva, flessibile e funzionale, una struttura psicologica non genuina la cui funzione è quella di proteggere e nascondere il proprio vero sé e ridurre i profondi vissuti di vergogna esperiti dal soggetto.

Normalmente questo falso rappresenta  una  minima parte della propria personalità, che  è dominata dal vero sé, e dai bisogni genuini e reali.

Questo divario tra il vero e il falso è un fenomeno molto comune nella società contemporanea e può portare a problematiche psicologiche e vulnerabilità che talvolta possono sfociare in veri e propri disturbi.

Dunque, la rete è ingannevole?

In molti casi non lo è, in tanti altri si! E’ doveroso prestare molta attenzione perché non sempre il social è un luogo sicuro. Il web pullula di false identità che tessono la loro rete sempre più fitta e che diventano una minaccia sempre più incombente.

Interagire on line si, ma in modo intelligente!.

 

Sitografia:

http://it.opinionspost.com/false-identita-diffuse-nelle-relazioni-online/

http://news.fidelityhouse.eu/web/catfish-false-identita-sui-social-network-non-tutto-e-reale-17333.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Catfish

http://bolognapsicologo.net/blog/false-identita-su-facebook-uno-studio-rivela-cosa-nascondono/

 

 

 

 

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