La famiglia e i nuovi mezzi di comunicazione. Come gettare un ponte tra le generazioni tra falsi timori e rischi reali?

 

di Giusy Cioffi

“Il 58% dei bambini tra 2 e 5 anni gioca ai videogames, sa destreggiarsi con l’ IPad, ma non sa andare in bicicletta e l’11% non sa come allacciarsi le scarpe e non sa come rispondere correttamente quando viene loro chiesto l’indirizzo di casa”.

Si apre così l’articolo di M.A. Chinello, giornalista del Settimanale della Comunicazione on line.

Si tratta di stime certamente sconcertanti, ma occorre non perdere di vista il fatto che l’era digitale è caratterizzata da una generazione giovane che è nata con le nuove tecnologie, ne viene plasmata, le usa con grande disinvoltura e anche con grande indifferenza e inconsapevolezza dei meccanismi profondi che le regolano.

Popoliamo il grande villaggio globale del web, lì dove cambia il modo di comunicare, la percezione del tempo e dello spazio, il concetto di realtà, come pure il modo di fare i figli, di allevarli e di educarli, di apprendere e di insegnare.

Il tessuto sociale è ormai spaccato in due grandi gruppi culturali: i digital natives (nativi digitali), i giovani nati nel mondo della tecnologia digitale, e i digital immigrants (immigrati digitali), che ne sono stati proiettati da adulti.

Siamo di fronte a una frattura generazionale rilevante, derivante da esigenze e aspettative differenziate e inconciliabili, la stessa che si riflette nel rapporto tra genitore/figlio.

Chi di noi, appartenente alla new generation, non è mai stato rimproverato dalla propria madre per il troppo tempo passato davanti al computer o per l’utilizzo incessante del proprio smartphone?

Si tratta di ramanzine all’ordine del giorno, soprattutto se provengono da genitori tradizionalisti che, se non disdegnano le potenzialità della rete, fanno comunque fatica a comprenderne le risorse, percependone solo i rischi.

Sarebbe bene che essi pensassero che la Rete è il mondo, e che nella rete Internet c’è tutto quello che c’è nel mondo, tutto il male, ma ovviamente anche tutto il bene.

Spesso però, si tratta di pensieri che in qualche modo trovano una loro fondatezza. Oggi, infatti, la famiglia è insidiata dai media, subisce giornalmente la loro ingombrante presenza che riduce notevolmente gli spazi di dialogo e di confronto. A ciò si aggiungono poi i timori derivanti dai rischi della rete, poiché non sempre contenuti e prodotti mediali rispondono a criteri di qualità e sicurezza e si differenziano per fasce di età.

Eugenia Scabini, esperta in psicologia della famiglia, nel suo libro “Famiglia e nuovi media”, definisce questa social divide come una rivoluzione non-neutrale che suscita reazioni radicali e di segno opposto e interroga chi ha responsabilità educative.

Tutto questo perché, per la famiglia, fronteggiare l’insieme dei cambiamenti tecnologici che dall’avvento di internet, influenzano la vita quotidiana dei suoi membri, non è facile.

Il giovane di oggi si connette a tempi multipli e si muove attraverso spazi decentrati e ambivalenti, sperimenta la sensazione dell’ubiquità muovendosi attraverso le diverse culture e geografie virtuali, entra in relazione con le altre lingue, altre culture, diventando protagonista di un apprendimento ibrido. È abituato a mettere in comune le esperienze, a confrontarsi in modo diretto, a darsi consigli e a dialogare simultaneamente.

Eppure, in questo mondo iperconnesso, il timore di ogni genitore è l’isolamento sociale del figlio.

Un recente sondaggio realizzato dall’ Australian Relationship Queensland rivela che tra tecnologia e solitudine esiste un collegamento. Il 42% degli intervistati che ha dichiarato di utilizzare almeno quattro strumenti di comunicazione web ( Facebook, Twitter, blog, mail), ha lamentato di essersi sentito solo nell’ultimo periodo, rispetto all’11% che invece ha dichiarato di utilizzare uno solo di questi strumenti.

Le tecnologie mobili e sociali e le applicazioni di social networking hanno moltiplicato i contatti tra le persone, ma non sono ancora riuscite a sostituire la potenza di uno sguardo, la valenza di un gesto, il contatto faccia a faccia e le molte emozioni scatenate dai sensi e dagli affetti.

È quanto ci spiega bene Carlo Mazzucchelli in “La solitudine del social networker” , in cui scrive che l’allarmismo delle famiglie deriva da uno scarso interesse degli specialisti, sugli effetti della tecnologia e delle piattaforme di social networking sulla vita delle persone, sui loro comportamenti sulle loro emozioni e sul loro stato di benessere personale. Consideriamo per esempio il Cyberbullismo, l’evoluzione digitale del bullismo, un altro preoccupante fenomeno della rete che in età adolescenziale può avere ripercussioni gravi sulla persona colpita in poco tempo. Le molestie, che consistono nell’invio ripetuto di messaggi offensivi tramite SMS, in chat, o su Facebook, operano una pressione psicologica notevole sulle vittime, con conseguenze gravissime, come la perdita di fiducia in se stesso, stati d’ansia e depressione. Spesso, i genitori si accorgono del malessere esistenziale dei figli , solo quando essi arrivano alla fase latente, quando non è più possibile trovare un rimedio.

Fenomeni come questo, e tanti altri che si registrano in rete, portano il mondo degli adulti ad avere tanti pregiudizi verso le tecnologie della comunicazione e dell’informazione, che costituiscono un’ inesauribile fonte di ricchezza se utilizzate con criterio e funzionalità.

Noi giovani viviamo la comunicazione in rete in continuità: l’online e l’offline non sono mondi paralleli, ma un unico spazio reale di esperienza unificato dalle pratiche e dalle relazioni. La centralità della relazione si gioca nelle dinamiche del riconoscimento e della fiducia come chiave di accesso alle cerchie sociali, che costituiscono relazioni stabili, custodiscono memorie e si aprono alle potenzialità del futuro. Ovviamente, è importante non sottovalutare i rischi e le ambiguità che derivano soprattutto dalla velocità di interazione, dalla rapidità di diffusione delle informazioni e dalla costruzione della comunicazione in rete, che sopprimono la dimensione temporale, annullando il passato e rischiando di appiattire tutto sul presente.

Utilizzare coscientemente questi strumenti è la chiave del successo. Nonostante i timori, i pericoli, i rischi della rete, nell’area digitale, se le nostre competenze comunicative non evolvono, presto o tardi ci ritroveremo fuori gioco e non avremo più niente da dire, perché ci mancheranno le categorie del “come”dirlo.

È bene quindi che le famiglie accettino le trasformazioni che la rivoluzione digitale ha portato con sé senza troppe paure e senza sentirsi inadeguati al cambiamento. Il senso di inadeguatezza e di ignoranza si trasforma in frustrazione, rabbia, odio verso le macchine, il web, la tecnologia, e tutto questo non porterà verso percorsi alternativi i nostri figli, che continueranno sempre più intensamente il loro cammino per le strade mediatiche del Web 3.0.

Concludo con una significativa frase di Rudy Bandiera, autore del libro “Rischi e opportunità del Web 3.0 e delle tecnologie che le compongono”:

“Quello che dobbiamo veramente capire è che non dobbiamo capire. Non dobbiamo capire tutto per essere in grado di godere del cambiamento. Dobbiamo avere uno sguardo d’insieme, non necessariamente uno sguardo dettagliato, ma un volo pindarico dall’alto per intravedere i confini delle cose e poterle, a nostro modo sfruttare. O almeno non averne paura”.

Questo volume  potrebbe rivelarsi una pratica guida per genitori tradizionalisti, dal quale poter trarre insegnamenti e informazioni fondamentali per capire che infondo, nonostante tutto, il web è uno spazio sicuro in cui vivere.

Dunque, le cose cambiano a prescindere da noi, da quello che pensiamo, da quello che siamo e dalla nostra volontà che cambino. Le cose cambiano, che lo si voglia o no!

 

Letture:

Eugenia Scabini, Famiglia e nuovi media, Vita e Pensiero, 2013

Carlo Mazzucchelli, La solitudine del social networker, Delos Digital, 2014

Rudy Bandiera, Rischi e opportunità del web 3.0 e delle tecnologie che lo compongono, Flaccovio Dario Editore, 2014

 

18 MAGGIO 2015

 

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