Multitasking: Il nuovo “life-space” e il fenomeno dell’ “attenzione parziale”

di Elio De Nicolo

È indubbio che Internet abbia portato ad una rivoluzione delle comunicazioni, creando un ulteriore spazio che ingloba i precedenti: la particolarità di questo mezzo risiede nella facoltà di integrare tratti già appartenenti ad altri media.

Afferma Lévy: «possiamo affermare che le tecnologie Push funzionano come l’abbonamento alla stampa o un po’ come la radio o la televisione. La posta elettronica funziona come la posta ordinaria . Il web funziona in modo completamente originale. Direi che, in generale, Internet sia simile ad un paesaggio variegato, all’interno del quale si riproduce un gran numero di tipologie diverse ma la grande originalità in rapporto ai media classici è che gli individui possono quasi tutti contribuire alla costruzione di questo paesaggio. Lo si potrebbe rappresentare come un immenso mondo virtuale a partecipazione collettiva, con multi-partecipanti» [Lévy, P., 1998 ; http://www.repubblica.it].

Uno spazio nuovo, dunque, in cui però diminuisce l’autonomia del singolo e della famiglia: infatti le prime reti tipicamente moderne sono di distribuzione e di risorse (acqua, gas, elettricità, telefonia, radio, TV e Internet). Ma la distribuzione “automatica” di tali risorse, mette in discussione l’autonomia del singolo e della casa cui afferisce: se un tempo le famiglie si procuravano ad esempio legna per il riscaldamento e olio per le lampade, ora appartengono ad un mondo in cui dipendono sempre di più da chi distribuisce i sostituiti moderni di quella legna e di quell’olio.

Lampante agli occhi, quindi, l’ inversa proporzionalità tra l’ampliamento dello spazio in cui operano i media e la diminuzione dell’autonomia dei fruitori.

Questa alterazione del pensiero critico, e della conseguente capacità di scelta, è anche determinata da nuove caratteristiche dell’attenzione dell’essere umano ed è a tal proposito che ritengo sia importante considerare una delle parole più significative del nostro tempo: multitasking. Tale termine incorpora alcune nozioni che al giorno d’oggi pervadono la vita di molti: l’idea che uno dei vantaggi della tecnologia sia la capacità di eseguire più compiti contemporaneamente, e che grazie a ciò diamo il meglio di noi stessi e siamo estremamente efficienti quando intrecciamo flussi diversi di attività.

Fondamentalmente l’idea stessa di multitasking è, di fatto, un mito: a differenza delle macchine, noi, esseri umani (se così possiamo ancora definirci) non abbiamo la capacità di dedicare la nostra attenzione senza sforzo a molteplici compiti complessi. Ci limitiamo a passare rapidamente dall’uno all’altro, non tanto eseguendo le operazioni simultaneamente, quanto dividendo uniformemente l’attenzione in pacchetti discontinui. Finché si tratta di SMS e e-mail, non sembrano esserci particolari difficoltà di attenzione. Ma laddove viene richiesto uno sforzo mentale prolungato, la qualità delle nostre azioni diminuisce rapidamente da un punto di vista qualitativo.

Ciò avviene perché la nostra capacità di seguire varie fonti di informazione contemporaneamente ad un livello superficiale è limitata, o meglio, discontinua.

Questa idea di attenzione poco concentrata ed in continuo spostamento probabilmente descrive meglio di “multitasking” l’esecuzione di un’unica operazione mentale ad ampio raggio su una gamma di fonti, a nessuna delle quali siamo in grado di dedicare l’attenzione individuale che un vero e proprio “compito” richiede.

Certo, è molto produttivo non perdere di vista diverse fonti d’informazione: quando si cercano dati, si segue un evento in corso (e nemmeno, ma “diamolo per buono”, come si suol dire), si coordina un certo numero di persone o si spazia liberamente in cerca di ispirazione o di intrattenimento.

Ma dedicarsi ad un’idea complessa cui si rivolge la propria attenzione, o lasciarsi coinvolgere – profondamente – dal luogo in cui ci si trova e dalle persone che si hanno vicino, è ben altra cosa.

Il controllo di una e-mail, di un SMS, l’ascolto di un brano musicale, contemplano nello stesso momento la presenza e l’assenza dell’agente: il mondo circostante diventa secondario allo schermo del tablet, alle cuffie del lettore mp3, e così via, e l’attenzione frammentata.

Il cittadino autosufficiente – che interpreta un ruolo ben preciso nella commedia della vita digitale – si sente (e soprattutto viene fatto sentire) protetto dalle noiose costrizioni del presente da suoni, immagini e – non dimentichiamocelo – amici sempre così amabilmente disponibili.

Tutto ciò si rispetta perché fa parte della logica della vita moderna: un isolamento che è la controparte necessaria della nostra incessante disponibilità, pur essendo una contraddizione della modernità stessa vivere tramite strumenti digitali in un mondo tipicamente analogico.

Letture:

Chatfield, T., 2013, Come sopravvivere nell’era digitale.

McLuhan, M., 1964, Understanding Media, London, Routledge; trad. it. Gli strumenti del comunicare, Milano, Garzanti, 1990.

… e tu cosa ne pensi?

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