Smartphone: cos’è cambiato nella comunicazione… e nelle relazioni sociali?

È sabato sera, sono seduto in un locale in compagnia della mia ragazza e tra una parola e l’altra il mio sguardo viene catturato da una scena che mi lascia perplesso al punto da farmi perdere completamente il filo del discorso. Non si tratta di una scenografica caduta del cameriere o di una discussione accesa scoppiata dopo qualche bicchiere di troppo, no: è una scena priva di movimento, priva di rumore, priva di azione. Il protagonista è l’emblema della modernità, uno strumento onnipotente e onnipresente, che custodiamo gelosamente nelle nostre tasche: lo smartphone, in questo caso stretto tra le mani di una coppia non più giovanissima. I due sono seduti uno di fronte all’altra, il capo chino sui rispettivi schermi, l’attenzione completamente catturata dal baluginare di luci e suoni dell’ultima app scaricata.
Manca completamente l’interazione, sono a meno di un metro di distanza, ma è come se fossero lontani un chilometro. Non si scambiano una singola parola né uno sguardo, posano il cellulare soltanto per prendere coltello e forchetta, interrotti dall’arrivo del cameriere.

 

A questo punto la domanda sorge spontanea: gli smartphone hanno influenzato i nostri rapporti sociali?La risposta è, ovviamente, si.

 

Gli smartphone sono uno strumento eccezionale, dagli usi praticamente infiniti. Sono in grado di tenerci costantemente in contatto con tutti a livello globale, possiamo interagire con persone dall’altra parte del pianeta in tempo reale, cosa impensabile fino a qualche anno fa, oppure avere a portata di mano una mole di informazioni enorme e facilmente richiamabile. Gli smartphone hanno indubbiamente molti vantaggi, ma non è tutto oro quello che luccica: le insidie sono dietro l’angolo.

Il problema probabilmente più sentito e discusso è l’aumento del divario tra relazioni faccia a faccia e relazioni mediate da uno schermo. Sono sempre meno e sempre meno stimolanti le conversazioni dal vivo tra le persone. Gli sguardi, i gesti delle mani, il tono della voce sono tutti elementi fondamentali della comunicazione. La mancanza di un contatto diretto implica la possibilità di essere asettici, o peggio falsi. La relazione mediata dallo schermo permette infatti a colui che scrive di nascondere le proprie emozioni o falsarle completamente, cosa impossibile in caso di relazioni dirette. Si può quindi “barare” nella relazione, ci si può costruire un’identità fittizia o fingere interesse/disinteresse senza che l’altro lo sappia. Si perde tutta la quantità di informazioni acquisibili di solito durante una normale conversazione, che ci permette di delineare i tratti della personalità di chi ci sta di fronte. Per non parlare poi di problemi ben più gravi, come nel caso di pedofili che, per adescare bambini, si fingono loro coetanei.
Altro grande vantaggio è, come detto, la costante rintracciabilità e la possibilità immediata di comunicare. Ma siamo sicuri che sia sempre un bene?
Ciò comporta una graduale diminuzione del senso dell’impegno, ovvero si può disdire o ritardare un appuntamento in pochi secondi senza vincoli di spazio e tempo. La maggior parte degli utilizzatori di smartphone non se ne separa praticamente mai, ed è rintracciabile anche di notte. Questa connessione perpetua genera un senso di sicurezza che viene a mancare quando, per un motivo o per un altro, ci si separa dall’amato cellulare. Il fatto di non essere rintracciabili diviene così vera e propria fonte di ansia.

 

Gli smartphone hanno indubbiamente stravolto le nostre relazioni sociali. I cambiamenti così tanti e così profondi che sembrano quasi naturale conseguenza dell’evoluzione dei rapporti umani. Siamo sempre più social, ma sempre meno sociali. Motorola Mobility e B2X hanno commissionato una ricerca (i risultati sono stati pubblicati su marketwired.com) che aveva lo scopo di stabilire il rapporto tra smartphone, adolescenti e relazioni sociali reali.
I risultati sono prevedibili, ma non per questo preoccupano di meno. Lo studio è stato effettuato su un campione di 518 persone residenti negli USA. I risultati rivelano che siamo sempre più attaccati al mondo virtuale e sempre meno alle relazioni sociali reali. 1 adolescente su 7 ha affermato di preferire lo smartphone ad un’uscita con gli amici, mentre l’80% dei ragazzi dorme con il cellulare acceso di notte. Il 40% invece non riesce a staccarsi nemmeno per un giorno dal telefono.
Il campione è molto ristretto, ma i dati sono indicativi dell’influenza che lo smartphone sta avendo sulle persone.
Siamo arrivati al punto da preferire la scrittura di un post su facebook ad un caffè con un amico, e se proprio non possiamo rifiutare il caffè tanto vale scattare prima una foto e condividerla su instagram.
Abbiamo migliaia di amici su facebook, centinaia di followers su instagram, passiamo ore a creare contenuti per avere il “like” di persone che nemmeno conosciamo o con le quali non abbiamo rapporti. Siamo estremamente social, condividiamo la nostra vita (o ciò che vogliamo che gli altri credano sia la nostra vita) pubblicamente, siamo sempre connessi ed interconnessi con gli altri, ma sostanzialmente siamo soli.

 
Gli smartphone aiutano individui distanti fisicamente a restare uniti, ma nel frattempo aumentano la distanza sociale tra individui vicini.
Siamo diventati un’estensione, una protesi del nostro smartphone, viviamo in funzione di esso, anzi funzioniamo con esso: senza siamo solo umani, che piano piano stanno perdendo la capacità di relazionarsi fisicamente gli uni agli altri.
Volendo azzardare una metafora, gli smartphone sono come il fuoco, hanno un grande potere ma usati in maniera sconsiderata possono fare danni quindi, come il fuoco, bisogna usarli responsabilmente.

                                                    di Pasquale Marzocchella

Fonti:

-http://www.marketwired.com/press-release/survey-reveals-customer-service-is-the-most-important-criteria-for-smartphone-buyers-1924248.htm

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