Social

Social media ed emozioni: la perdita dell’intimità sui social network

di Maria Elena Lattanzi.

Emozioni. #Emozioni. Quell’hashtag che ci riunisce, ci permette di condividere, appunto, le nostre emozioni con milioni di persone. Tutte insieme, come se fossimo nella stessa stanza. O accade forse il contario? Siamo forse diventati così superficiali da credere che davvero la gioia di una dichiarazione inaspettata, la bellezza di un tramonto mozzafiato, la dolce risata  di un nipotino siano percepibili allo stesso modo dietro lo schermo dei nostri smartphone?

E’ ormai chiaro che la relazione tra emozioni e social networks diventa ogni giorno più complicata, sembra quasi che  la condivisione dell’emozione superi l’emozione stessa. Facebook ci ha abituati a condividere la nostra vita con quegli innumerevoli “amici” che abbiamo tra i contatti, di cui nell’80% dei  casi non sappiamo nulla,se non il nome, giusto perché ci appare li nella sezione notizie. E non solo non ne sappiamo nulla, ci illudiamo per chissà quale assurdo motivo che a questi fantomatici amici importi qualcosa del piatto gourmet che stiamo fieramente mostrando loro con la nostra immancabile fotocamera, o dei nostri post sulla politica, sull’amore, sull’arte, sulla poesia, sullo sport…

Sarà forse che sta cambiando il significato stesso della parola emozione? Questa sembra sempre più coincidere con la parola condivisione come se senza quest’ultima quasi non avesse senso la prima, andando sempre più a colpire e ledere la sfera intima che dovrebbe un po’ proteggerci,  avvolgerci  come l’abbraccio di una mamma. Di tutta risposta Facebook ci propone (propina?) una nuovo modo di condividere quello che stiamo  provando grazie alla nuova funzione “Mi sento”  cui associare il proprio personale stato d’animo, per permetterci di ricercare in maniera ancora più dettagliata consensi (like) e  perché no, a volte anche un po’ di commiserazione (?).  Così i nostri amici, commentano il nostro stato, ci contattano in chat, se proprio ne hanno voglia e noi confidiamo a loro nient’altro che quello che  in realtà abbiamo già reso pubblico qualche secondo prima. Così quelle lunghe chiacchierate con gli amici, quelle interminabili telefonate con le amiche del cuore lasciano sempre più il posto al nuovo linguaggio dei social, disinibito, scarno e  sempre più superficiale.

 

Letture:

Nicholas Carr, Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello. 

Howard Rheingold, Perché la rete ci rende Intelligenti.

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