Il consumo musicale nell’era dello streaming

Il mercato discografico degli ultimi vent’anni è stato segnato dall’introduzione del digitale. Un introduzione che ha influito profondamente sui modi di fruizione e sul consumo musicale e questo soprattutto grazie alle innovazioni tecnologiche ed informatiche. Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di “musica liquida” ossia della musica fruibile indipendentemente da un qualsiasi supporto fisico, come ad esempio nastro, cd o vinile. La ‘musica liquida’ ha radicalmente stravolto un intero universo, provocando conseguenze e cambiamenti soprattutto nella concezione della musica stessa, nel comportamento dei consumatori e in quello degli artisti. Scaricare musica, guardare video su YouTube o su Vimeo, costruirsi playlist su Spotify, seguire i vari account social delle proprie star preferite, condividere le loro canzoni su Twitter o su Facebook ed avere la possibilità di relazionarsi con loro attraverso questi strumenti, sono funzioni di una nuova società della comunicazione che per certi aspetti ancora deve essere messa a fuoco vista la velocità tecnologica strabiliante a cui stiamo andando incontro ormai da un decennio.
Secondo uno studio pubblicato da Nielsen alla fine del 2013 sullo streaming gratuito, i servizi di streaming musicale e video hanno avuto un incremento massiccio rispetto al 2012 del +24%. Questi dati ci fanno capire il grande fenomeno che sta investendo e trasformando radicalmente, non solo l’industria musicale ma tutti quegli aspetti culturali che durante la seconda metà del secolo scorso vedevano nel supporto fisico la loro essenza. Attraverso lo streaming, e quindi attraverso gli strumenti messi a disposizioni grazie ai nuovi dispositivi digitali, assistiamo ad una sovrabbondanza di materiale musicale accessibile, a costo zero, 24 ore al giorno, e questo ha contribuito a creare una situazione surreale in cui passato, presente e futuro coesistono, spesso anche in forma caotica. Con la distribuzione gratuita di file e video musicali, si è avuta una maggiore diffusione della cultura musicale e se da un lato l’industria musicale punta sulle star del momento e sui cantanti usciti dai talent show televisivi, dall’altro gli artisti e le band “evergreen”, divenute vere e proprie leggende, tengono ancora banco senza nulla da invidiare ai nomi più moderni. Questa tenuta è data anche dal fatto che con molti artisti c’è stato un vero e proprio passaggio generazionale, reso possibile sopratutto grazie alla facile reperibilità della musica in rete.
Molti di questi sono diventati vere e proprie icone senza tempo e diversi album continuano a vendere anche a distanza di anni. Questo, paradossalmente, ha fatto si che supporti fisici ormai datati come il vinile tornassero in auge, di conseguenza, chi oggi acquista un disco in vinile, lo compra a tutti gli effetti considerandolo un oggetto di antiquariato e perché offre un’esperienza di ascolto diversa da quella che si può avere con Spotify et similia.

A confermare questa tendenza ci sono i dati della F.I.M.I (Federazione Industria Musicale Italiana) inerenti al mercato discografico nostrano nei primi mesi del 2013, dove si scopre che il digitale sta crescendo del 7%, i supporti fisici calano del 13%, ma in controtendenza il vinile cresce addirittura del 53%. Questo è indice del profondo impatto, sociale ed economico, che questi nuovi strumenti digitali stanno avendo, e che probabilmente continueranno ad avere, all’interno del mercato musicale, un mercato sicuramente non morto ma che ha saputo reinventarsi e cavalcare l’ondata rivoluzionaria che questa nuova era tecnologica ha portato con se.

FORMICOLA CIRO RAIMONDO

Fonti:

– Gianluigi Bonanomi – Renzo Zonin, Musica Liquida, Spotify, Deezer e la canzone nell’era dello streaming, 2014

http://www.linkiesta.it/blogs/babele/perche-il-vinile-torna-di-moda-al-tempo-dell-ipod

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