Cannes - Fichera 2

Tutto il cinema del mondo in un post: quando il festival diventa social

di Francesca Fichera.

Festival di Cannes: poche ore ci separano dal termine di una delle kermesse cinematografiche più celebri e importanti del mondo. Ma quanto possiamo dire di saperne grazie ai social?

Quel che è certo è che l’industria cinematografica è stata fra le prime a doversi attrezzare per socializzare i propri contenuti. Anche per quanto riguarda i festival. E non può mancare all’appello una manifestazione come quella di Cannes, che da tempo ha provveduto ad aprire il proprio canale su Facebook Festival de Cannes – Page Officielle – per poter condividere con gli utenti gli istanti più belli e significativi delle dodici giornate che la compongono.

Foto dal red carpet, video di riepilogo, annunci e contenuti speciali, dalle interviste alle citazioni celebri: i post lanciati dalla fanpage del festival francese confermano la cifra dominante del social network più usato in assoluto – quello che “se fosse una nazione, sarebbe oggi il terzo paese più popolato al mondo, dopo Cina e India”, come annota la docente Monica Murero in Comunicazione post-digitale (libreriauniversitaria.it, 2014): l’immagine. Ciò che determina un maggiore engagement dei contenuti su Facebook – specialmente in presenza di notevoli differenze linguistiche, come in questo caso – è quello che si vede, che è possibile fruire facilmente e immediatamente, con un solo sguardo. Un po’ come si fosse lì anche noi, sulla croisette, sotto il sole con le star al flash dei fotografi.

Diverso invece è il discorso per Twitter, social della parola e dell’informazione per antonomasia. Pure lì gli addetti alla comunicazione del festival (di Cannes e non solo) agiscono nell’ottica di una condivisione e di un’immediatezza costanti. Dall’account ufficiale – per Cannes, Festival_Cannes – alle pagine legate a riviste e personalità del settore, a prevalere, stavolta, è il contenuto verbale: le interviste rilasciate alla stampa, le recensioni dei giornalisti, le opinioni del (fortunato) pubblico, le frasi estrapolate dai comunicati e dalle conferenze. Tutto, naturalmente, nella scia di un unico hashtag – in tal caso #Cannes2015 – che raduna e interconnette post provenienti da ogni parte e ogni social del mondo; non ultimo Instagram, con i selfie dei vip e le “paparazzate” improvvisate di fan e addetti ai lavori.

Ma quanto realmente riesce a far presa un festival del cinema sull’utente medio? In realtà, e almeno in Italia, relativamente poco. Al di là infatti di un coinvolgimento diretto in grado di spingere il popolo social a “tifare” per qualcuno – come, in tal caso, l’ammissione in gara della tripletta Garrone-Moretti-Sorrentino – la risonanza mediatica della kermesse fatica a uscire dal circolo del pubblico più “esperto”, e finisce col lasciare il tempo che trova. Di sicuro, restando molto al di sotto dei picchi toccati da altri fenomeni del settore, come la ben più attesa cerimonia degli Oscar, tanto snobbata quanto seguita, e assai più dichiaratamente pop di quanto si sforzino d’essere – perlomeno nella loro percezione – festival e premiazioni internazionali come Cannes, Berlino e i Golden Globes.

Eppure stiamo parlando di manifestazioni che decidono le sorti del cinema a livello globale. A cosa bisogna imputare la loro parziale impopolarità (dato che i film sono, al contrario, così popolari)? A strategie di comunicazione sbagliate o insufficienti? O a un sostanziale disinteresse, che varia a seconda del vento della moda?

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