Le trappole della Connettività, Parte I

di Elio De Nicolo

I recenti sviluppi tecnologici – contrariamente a quanto molti pensano – non aumentano affatto l’autonomia dell’utente, semmai manifestano in modo ancora più evidente la sua necessità di collegamento con i centri di servizi e di contenuti.

Per cui il fatto che tali servizi permettano un suo più rapido ed efficace accesso allo scambio comunicativo con altri individui, e che tali contenuti possano essere dall’utente stesso prodotti e messi online, costituisce certamente un passo avanti verso l’attività dell’utente, ma non verso l’autonomia.

Ormai è acclarato: l’individuo è come (s)oggetto sociale, da sempre.

Tuttavia, i vantaggi maggiori della vita connessa sono facili da elencare. Collegato alla mente-alveare mondiale, l’individuo acquista velocità ad ampio raggio d’azione; è appena a qualche istante di distanza dal contatto con migliaia di altre persone.

Ma, come dice Tom Chatfield, «ogni azione da parte nostra dovrebbe partire dalla consapevolezza che senza la capacità di dire “no” oltre che “si” alla tecnologia, rischiamo di trasformare i suoi miracoli in trappole».

La più evidente, e ormai diffusa, di queste è lo smartphone: con esso ci sembra di avere in tasca il mondo intero. In pochi centimetri di plastica, microchip, e ferro sono racchiuse infinite possibilità di comunicare, informarsi, divertirsi, lavorare. Come afferma Vittorino Andreoli, è simbolo dell’era digitale il telefonino, strumento che incarna e riassume il bisogno del tutto umano di parlare, ascoltare, capire, condividere. Ma anche strumento che può concorrere ad un pericoloso straniamento e conseguente “de-umanizzazione”: l’uomo, ieri col telefonino, ma soprattutto oggi con lo smartphone, è definibile quale ibrido dissociato, in quanto perde la sua umanità in concomitanza alla perdita da parte della macchina della sua strumentalità. Per cui ecco realizzarsi la comunione di due elementi (ibrido), ma mancanti ciascuno di una metà (dissociato), dunque dimezzati.

Un processo sempre più problematico: nel momento in cui l’uso inconsapevole del mezzo smartphone è prolungato a tal punto da raggiungere un livello ed un grado superiore a quello della cognizione del distacco tra l’uomo e la macchina, è possibile si realizzi il raggiungimento di un punto di non-ritorno alla originaria consapevolezza di Noi come esseri umani: che fisicamente iniziamo e finiamo dove iniziano e finiscono le nostre componenti strutturali fisiche, e neurologicamente dove hanno origine – e chi può dirlo se hanno anche un termine – i nostri pensieri.

Letture:

– Andreoli, Vittorino (2007), La vita digitale, BUR, Milano.
– Chatfield, Tom (2013), Come sopravvivere nell’era digitale, Guanda, Parma.

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