Mamma perché la mia foto è sul computer ?

di Armando Polimene.

Ogni bambino di ogni generazione è cresciuto con propri dubbi e insicurezze, ma tutti, per una sorta di “bisogno antropologico”, hanno condiviso alcune certezze sulla vita. Una di queste è la consapevolezza che a proteggerli dal “mondo cattivo” ci avrebbero pensato i genitori. Potranno avere questa certezza anche i figli dei nativi digitali del nuovo millennio?

La “cultura della condivisione” si è talmente radicata nelle nostre strutture mentali da rendere difficile anche solo pensare a un mondo nel quale i concetti di privacy e libertà assumevano altre connotazioni, un mondo nel quale ai suoi abitanti non era richiesto di condividere i momenti più intimi della propria vita per ribadire costantemente, giorno dopo giorno, di esistere.

Questo è il motivo per il quale ogni giudizio sulle pratiche di condivisione delle nostre vite online (es. postare sui social foto, video ecc..), dovrebbe essere ponderato, considerando che queste sono forme espressive di soggetti con nuovi assetti cognitivi e percettivi, che si muovono entro schemi di comportamento completamente diversi rispetto a qualche anno fa, che abitano un nuovo mondo della comunicazione, l’unico da loro conosciuto, quello del web 2.0.

Ma cosa accade quando determinati comportamenti online hanno delle ricadute non solo sulla nostra vita ma anche su quella dei nostri figli?

In questo caso credo che bisognerebbe abbandonare l’atteggiamento giustificatorio per riflettere sui rischi ai quali molti genitori si espongono, ahimè, più o meno consapevolmente, nel momento in cui decidono di rendere pubblica in rete (es: postando una foto su fb) la vita dei propri figli.

Rischi che riguardano la SICUREZZA del figlio (es: uno dei pericoli è di esporre il bambino a un più facile riconoscimento da parte di pedofili e malintenzionati di ogni tipo), ma che attengono, in senso stretto, anche la NEGAZIONE DELLA PRIVACY DELLA PROLE (siete sicuri che un giorno i vostri figli saranno felici di non aver avuto la possibilità di decidere se, o in che modo, mostrare la propria immagine e la propria vita sul web?)

Dopo aver riflettuto su questi rischi negli USA molti genitori sono corsi ai ripari (per quanto possibile) eliminando immagini, video e informazioni dei propri figli dai social network. Tuttavia, la strada da percorrere in questa direzione sembra essere ancora lunga, come dimostra una ricerca condotta nel 2011 dall’University of Michigan’s Institute for Social Research, secondo la quale il 66% dei genitori americani nati tra gli anni ’60 e ’70 condivide senza remore la vita dei loro bambini online. (vd. l’articolo su Tech Times, Why You May Be Seeing Less Baby Photos on Facebook).

Insomma tra genitori disinformati e genitori che proprio non riescono a smettere di condividere online la vita dei propri bambini, si prospetta un futuro non certamente radioso per la libertà dei malcapitati figli.

È da qualche tempo che ho deciso di rivedere la mia condotta sui social, soprattutto per quanto riguarda la condivisione di foto e video della mia vita privata. Guardandomi indietro, infatti, non so se rifarei le stesse scelte, tuttavia, a pensarci bene, non riesco a puntare il dito verso nessuno (tantomeno verso i miei genitori) per quelle che sono state sempre e comunque LE MIE SCELTE.

Potranno dire lo stesso i figli di oggi e di domani ?

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