Illusione o realtà? L’utopia dei social media

Alcuni ricercatori hanno messo in evidenza che tra il 2012 e il 2016 il numero di account passerà dai 3.1 miliardi ai 4.9. Si tratta di cifre da capogiro che fanno emergere questioni che meritano senz’ altro attenzione. Diverse sono le motivazioni per cui si fa uso dei social, dagli utenti di Facebook che si iscrivono per restare in contatto con persone che non avrebbero potuto sentire o con le quali non sarebbero stati in grado di interagire, agli utenti di Twitter che si iscrivono soprattutto per condividere una passione e scambiare notizie.(http://www.downloadblog.it/post/55021/social-network-tra-opportunita-e-rischi-come-non-perdere-tempo-e-personalita)

 

I social media diventano servizi di informazioni necessari per restar in contatto con colleghi, amici e parenti lontani. Rivoluzionando il nostro mondo ci trascinano su strade nuove ed inesplorate facendo così spingere alla società e all’ uomo il piede sull’ acceleratore del tempo. Quei tempi lunghissimi di conoscenza, di informazioni, di condivisione diventano vani ricordi. Tutto inizia ad esser alla portata di un click, tutto diventa facilmente appetibile e veloce.

Sorridere nei selfie, baciarsi con il/la proprio/a “amoroso/a”, esser localizzati sempre e comunque, pubblicare foto di feste, di gruppi di amici, di pezzi di vita quotidiana, di fidanzamenti lampo ad ogni ora del giorno diviene necessario, perché se la “cosa” non diviene pubblica allora essa non ha valore sociale. Facebook e Twitter ci permettono di condividere foto e pensieri in modo istantaneo e con più persone, in un rapporto che non è più uno a uno, ma uno a molti. (http://www.siofactory.it/blog/1317/il-lato-umano-dei-social-network/)

Ma in realtà questa è solo una faccia della medaglia. C’è una parte oscura che spesso non si racconta, che si cela in ognuno di noi. Spesso si offre un’idea di sé sui social che non ci caratterizza, mascherando la propria identità e alzando un muro tra noi stessi ed il mondo circostante al fine di garantire la segretezza della nostra esistenza e per continuare a vivere dietro ad uno schermo insensibile, che “non fa domande” e che ci accetta indipendentemente da tutto e tutti. Si perde il senso della realtà, si rimpiangono le occasioni perse o quelle distrutte, ci si isola in un mondo utopico.

Nel 1959 il sociologo canadese Erving Goffman riteneva che “l’uomo è un attore che recita durante il corso della sua vita quotidiana […]nascondendo la sua vera essenza”.  Con l’ avvento del web 2.0 e dei social network il pensiero di Goffman si “digitalizza” e raggiunge l’ apice. I social media diventano infatti la rappresentazione del palcoscenico nel quale ogni utente diventa regista e attore della propria vita forgiando storie parallele e vivendo una vita che non gli appartiene.

Ma se qualcuno non dovesse cedere a queste lusinghe interdigitali? Se qualcuno uscisse da questo mondo virtuale come verrebbe additato, come verrebbe “marchiato” se non come un “diverso”? Quella diversità scompare innanzi agli occhi di chi non sa più dove guardare, di chi non conosce più i confini dei propri limiti, di chi si presenta innanzi a noi creando un mondo di perfezione basato, molte volte, sulla menzogna.“Mi si fissò[…]il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora[…] m’ero figurato d’essere (Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, 1926).

 

 

Ora sta a te decidere se scegliere di vivere una vita esclusivamente on-line.

 

Di Maria Iannicelli

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