Rural Hub: una nuova concezione del Food!

di Mariagerarda Auriemma

Molti imprenditori sociali stanno sperimentando nuove soluzioni e modelli innovativi di sostenibilità con partnership e collaborazioni originali, modi creativi di gestire personale e risorse attraverso la connettività e la libera circolazione dell’informazione e delle esperienze. La rete, da una parte, ha contribuito a chiarire l’importanza della questione “sociale” e dall’altra ha reso visibile la trasformazione del mercato cambiando le regole della vecchia industria e ribaltando i vecchi modi di guardare al non-profit.

Si ha ben chiaro, in fondo, quanto sia importante comprendere che non solo il no profit ma anche il mondo produttivo, quello dell’impresa, debba ripensarsi con un punto di vista nuovo, che includa nella valutazione di sostenibilità e nel modello “economico e ecologico” tutti gli stakeholders della società.

Così proprio nel punto di contatto tra no profit e impresa, tra globale e locale, tra industria e comunità partecipative c’è una enorme fetta di economia che può essere trasformata. Questa economia va ben oltre la sostenibilità e l’inclusione sociale invadendo, in particolare, il settore agricolo. A tal proposito è interessante notare un nuovo modo di fare agricoltura, un nuovo esempio di lavorare la terra con nuove tecnologie legandosi al passato. Ma quest’ultimo modo di lavorare parte proprio da noi giovani come afferma Maria L. Gardoni, delegata nazionale di Coldiretti Giovani, nell’intervista per Millionaire.it: «Negli ultimi 15 anni è cambiata l’agricoltura italiana, la quale non è più di sussistenza ma si è aperta ai mercati esteri avendo come protagonisti i giovani. La svolta è avvenuta nel 2001quando con la legge di orientamento è stato introdotto il concetto di multifunzionalità... »

Quindi risulta necessario comprendere perché bisogna puntare sul biologico, non solo perché questo permetta nuove strade d’apertura per la creazione di nuove imprese sociali quanto perché, come sottolinea il co-fondatore di Rural Hub  Alex Giordano: «Sono tante le occasioni di cui questo il mondo agricolo ha bisogno e aspettano imprenditori capaci di coglierle, come per esempio, la ricerca di soluzioni per ridurre i rifiuti alimentari (basta pensare che il 25% delle calorie di alimenti coltivati per il consumo umano viene perduto nei rifiuti delle nostre cucine). Per non parlare di quanti margini di invenzione ci possono essere legando l’agricoltura alla cultura, al turismo… Insomma, sono ampi gli spazi di manovra per chi vuole fare innovazione».

E’ chiaro il potenziale di questi nuovi modelli collaborativi, a zero spreco ed efficienti. Alcuni li definiscono “economia e società collaborative” altri “sharing economy”, qualcuno si sofferma sul potenziale altri sulle fruizione di questa nuova economia.

Ma una domanda sorge spontanea: siamo davvero sicuri che possa essere un successo? Che questo non lasci spazio a forme d’insuccesso e fallimento d’imprenditoria passata? Quanto vale la pena, oggi, puntare al ritorno di quello che già c’era? Del resto parlando di Food Sharing e nuova imprenditoria sociale, biologico e food a kilometro zero qualcuno, più restio, potrebbe dire: in fondo si è sempre fatto!

Fonti

– Maria L. Gardoni, Occupazione in agricolutura dieci volte sopra la media agg. al 3 Giugno 2015

– Alex Giordano,  Business Agricolo agg. al 15  Maggio 2015

– Alex Giordano, Rural Hub agg. al Aprile 2015

 

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