Bambini e tecnologia: giocattoli abbandonati in soffitta?

Di Fabio Carmentano.

 

 

Pirata, astronauta, calciatore, ballerina, cuoca: questi sono solo alcuni dei mille mestieri che hanno impersonato bambini e bambine durante i tantissimi pomeriggi di gioco.
I più arditi si improvvisavano talentuosi costruttori cimentandosi nella costruzione di casette sull’albero, in alcuni casi parecchio improvvisate, ed in ogni caso rigorosamente vietate ai grandi.
Con il passare del tempo e l’evoluzione delle tecnologie sono stati creati metodi sempre più alternativi per giocare, e molto spesso l’interazione con i nuovi digital device è il fulcro dell’esperienza. Si è avuto un deciso incremento dell’utilizzo di giochi digitali i quali hanno iniziato ad affiancare, ed in alcuni casi anche a sostituire, i vecchi compagni di gioco. La vita sempre più frenetica e la minore possibilità di potersi ritrovare all’aria aperta hanno contribuito, in parte, a questo fenomeno.
Negli anni ’90 si è assistito ad un vero e proprio boom nel campo dei giochi digitali trainato da un piccolissimo giocattolo: il Tamagotchi. I simpatici animaletti, bisognosi di mille cure ed attenzioni, hanno conquistato i cuori di milioni di bambini. Voci di corridoio affermano che in quegli anni uno dei principali sport di un gruppo di genitori era il lancio del Tamagotchi ( dalla finestra) .
Capitava, infatti, che bambini un po’ distratti dimenticassero di dar da mangiare al loro piccolo amico digitale che, in preda alla fame, iniziava a reclamare la pappa producendo terribili lamenti.
Negli anni si è avuto un incremento dei giochi che cercano di fondarsi esclusivamente sull’esperienza digitale. Con l’avvento di smartphone e tablet le aziende di giocattoli hanno creato sempre più prodotti che si fondano sull’utilizzo di applicazioni dedicate oltre che a tablet espressamente pensati per un pubblico infantile. Prodotto di queste nuove opportunità è il Furby Boom. Il Furby è un cucciolo interattivo creato nel 1998 che, nel tempo, ha subito una lunga serie di evoluzioni legata ad un aumento delle funzionalità. Il Furby Boom è stato il primo a caratterizzarsi per la presenza dell’app dedicata. Tramite essa si può creare la personalità del proprio cucciolo e ci si può cimentare in tutta una serie di nuove attività.
Il Furby, tuttavia, non è l’unico caso di questo tipo. Anche la Disney ha iniziato al produzione di giocattoli che interagiscono con applicazioni specifiche. Uno dei primi casi è legato al film Cars 2 la cui applicazione prevede tutta una serie di tracciati virtuali da far percorrere a macchine giocattolo.
Itunes, invece, fornisce un esempio un po’ diverso che lega il mondo dei giocattoli alle nuove tecnologie. L’applicazione La scatola dei giocattoli permette, infatti, di avere un catalogo di giochi sempre aggiornato a propria disposizione e di usufruire di speciali convenzioni con i negozi . Per i più nostalgici è presente la voce Quando eri bambino che vuole raccontare i giocattoli, ormai quasi dimenticati, di chi oramai ha qualche primavera in più.
Una serie di domande, tuttavia, sorge spontanea: quanto questi nuovi modi di giocare stimolano la fantasia e la creatività dei bambini? Come i genitori devono porsi di fronte all’uso di queste tecnologie? Certamente le nuove tecnologie amplificano le possibilità di gioco e riducono notevolmente le distanze.
Taluni auspicano il ritorno ad un modo più “tradizionale” di giocare e mostrano un cieco rifiuto dei nuovi dispositivi, ma questa rappresenta davvero la soluzione giusta?

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