CyberStalking - Della Ragione

CyberStalking: una minaccia reale?

di Claudia Della Ragione.

I cambiamenti introdotti dalle nuove tecnologie hanno influito e continuano ad influenzare il nostro modo di interagire e, con lo sviluppo dei social network, è cambiato il modo di parlare di sé[1]. Utilizziamo il pc in casa e nei luoghi familiari sentendoci protetti, non rendendoci conto che, attraverso di esso, condividiamo molte informazioni della nostra vita, dai dati personali alla pubblicazione di immagini, fino alla condivisione dei nostri continui spostamenti. Le tecnologie che facilitano l’interazione a distanza sono, però, le stesse che procurano problemi a persone oggetto di molestie.

Cos’è il cyberstalking? Una definizione non esiste, ma il termine può essere individuato in quell’insieme di dispositivi elettronici e di comunicazione utilizzati per molestare un’altra persona. La molestia, nella vita di relazione (coppia, lavoro, amicizie) è sempre esistita: oggi, con l’estendersi dell’uso delle tecnologie informatiche, coinvolge anche le relazioni telematiche. Il termine inglese “stalking” ha cominciato a circolare in Italia di recente, dapprima utilizzato in psicologia e criminologia, poi nel lessico giornalistico.
Internet si è rivelato terreno fertile per lo stalking. La Rete, infatti, offre grandi possibilità di comunicazione e interazione tra sconosciuti, nonché garanzia di anonimato all’utente. Il mezzo informatico offre al cyberstalker diverse modalità di azione: l’invio senza il consenso della persona offesa di grandi quantità di e-mail, l’intrusione nel sistema informatico della vittima tramite programmi volti ad assumerne il controllo (trojan horses) o a danneggiarlo (virus), l’impersonificazione della persona offesa in Internet (in chat, newsletters, message boards…), spesso in contesti diffamatori (come siti di genere erotico).

Il cyberstalking rappresenta una “minaccia reale[2]? Le molestie compiute nel così detto “mondo virtuale” producono effetti di fatto reali e gravi, quelle commesse con il mezzo del computer sono gravi e lesive quanto quelle “tradizionali”, soprattutto se si pensa che l’una può sfociare nell’altra. Internet, ormai, è un mondo parallelo, un mondo dove, però, è assai più facile mascherare e manipolare la realtà. A questo proposito è bene ricordare che la navigazione in Internet è sempre un rischio. Per cui il cyberstalking sta ad indicare una grave lesione della libertà e della sfera personale del soggetto passivo.

In Italia, il cyberstalking è un reato, introdotto nel nostro Codice Penale recentemente, nel 2009[3], tra gli Atti Persecutori. Esso prevede una reclusione dai 6 mesi ai 4 anni, con aggravamenti di pena se il reato viene commesso da un coniuge o da un individuo legato sentimentalmente alla vittima. Dobbiamo, però, aggiungere che questo provvedimento è incapace di offrire adeguata tutela contro le condotte moleste compiute sul Web. Infatti, tale reato, richiede che la condotta sia eseguita in “luogo pubblico o aperto al pubblico o con il mezzo del telefono; vi sono dubbi sul fatto che Internet presenti tali presupposti (essendo le mail e l’istant messenger definibili come luoghi privati). Tenendo conto dell’esistenza di varie tipologie di stalking, inoltre, sembra che il provvedimento giuridico sia completamente da riformulare e inadeguato a fronteggiare il problema.

Come prevenire tutto questo? Bisognerebbe affrontare i problemi che la rete offre prima del presentarsi di reali minacce e riconoscere che il “mondo parallelo” o “mondo virtuale” esiste ed ha una sua natura.

 

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[1]  http://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/cyberstalking-lo-stalking-sul-web-e-sui-social-network/

[2] http://www.altalex.com/documents/news/2006/06/14/il-cyberstalking-molestia-virtuale

[3] https://www.commissariatodips.it/approfondimenti/cyberstalking.html

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