Il paradosso della tecnologia tra controllo e seduzione

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“ We’re moving towards control societies that no longer

              operate by confining people but through continuous

              control and istant communication”

Deleuze 

 

L’avvento della postmodernità e l’evolversi su vasta scala dei nuovi media, impongono un aggiornamento dello strumento concettuale e teorico del fenomeno del controllo sociale.

Riflettendo sulla postmodernità al tempo della rete, di internet in relazione alla postmodernità e al controllo sociale, e volgendo lo sguardo a soli dieci anni addietro, è facile rendersi conto di quanto la situazione sia radicalmente cambiata.

Sono cambiate le relazioni sociali, sempre più mediate dalle nuove tecnologie mediatiche, è cambiato il controllo sociale, i suoi mezzi e le sue forme.

La “Rete delle reti” muta profondamente lo scenario non soltanto mediatico, ma della vita pubblica e privata della moltitudine sociale.

Le nuove relazioni sociali sono il frutto di un osmosi tra Internet, chat , telefoni di ultima generazione e relazioni  face to face.

Questo intreccio tra reale e virtuale disloca su un terreno inedito sia le relazioni sociali e, cosa  più importante, il fenomeno del controllo sociale. Reale e virtuale si fondono e confondono, dando luogo a nuove modalità di interazione sociale.

Sempre più vita reale si sposta in rete e, viceversa, sempre più vita virtuale si trasferisce nel reale. Il virtuale avanza e conquista sempre più spazio reale, e il mondo on-line ha sempre maggiori ricadute sul mondo off-line

Alla luce di questo, pare evidente come nuove forme di controllo sociale si impongano.

La rivoluzione digitale ci ha travolti velocemente e in poco tempo. Nuovi media si impongono nella nostra quotidianità. Come ci poniamo di fronte ad essi? Quali bisogni soddisfano? Li demonizziamo e cerchiamo di limitarne l’uso, oppure, al contrario, ne abusiamo erroneamente?

Consideriamo per esempio l’ambito familiare.

Le nuove generazioni nascono e crescono nel mondo digitale. L’unico modo che un genitore ha per essere una guida attenta e responsabile per il proprio figlio, è quello di conoscere il mondo e i principali stimoli ai quali sarà esposto, essere sintonizzato con il suo tempo e il suo linguaggio per mantenere la possibilità di costruire un fecondo terreno di confronto e di dialogo anche su questo versante.

Il telefono cellulare, per esempio, rappresenta un medium che ha portato nella famiglia e nelle relazioni in generale, un grande cambiamento. Accompagna ogni momento della giornata, dal lavoro allo svago, è diventato un mezzo fondamentale per gestire le relazioni e permette di superare i confini dello spazio e del tempo, trasformando radicalmente le possibilità di restare in contatto.

Accanto ai pro, ovviamente ci sono anche i contro.

Le possibilità di essere costantemente collegati a qualcuno, potrebbero infatti facilmente trasformarsi nell’impossibilità di confrontarsi con l’ansia da separazione associata al distacco, scivolando verso una forma di dipendenza dall’altro.

Caterina Barbaro, che si occupa di psicologia della famiglia, ritiene che, quanto detto, può valere per chiunque: il proprio partner, un figlio, un amico.

Non di rado, infatti, il cellulare diventa uno strumento di controllo dell’altro assecondando una gelosia ossessiva o la tendenza all’iperprotezione e sfociando in vere e proprie forme di stalking.

Lo stesso vale per i social network, che in molti casi  diventano strumenti di monitoraggio. In essi però, la possibilità dell’ always on line, si traduce in una rinuncia volontaria della privacy e della libertà personale e in accettazione volontaria della sorveglianza. Basti pensare ai dispositivi di geolocalizzazione che ci rendono reperibili in ogni dove, o al sistema dei tag, che rende possibile la classificazione e la ricerca di informazioni relative a immagini, post, video clip…

In rete, in qualsiasi momento, si è potenzialmente osservati. Bentham affermava che le nuove tecnologie rendono gli individui visibili ad una molteplicità di sguardi che provengono da diverse direzioni e che cercano cose diverse.

È questo il lato oscuro della società iperconnessa, là dove i media divengono gli strumenti del controllo sociale.

Strumenti che sorvegliano sì, ma seducono allo stesso tempo. A tal proposito, nella consapevolezza di ciò, mi chiedo: “quanti rinuncerebbero alla possibilità dell’always on?”

La vita del XXI secolo scorre tra Facebook, Twitter, Instagram, Wathapp e compagni.

Qui nascono e si rafforzano relazioni, qui ci si informa e si scoprono gli eventi da seguire, qui ci si orienta sulla scelta di alberghi, ristoranti, palestre, corsi. Basta un click e il mondo è davanti a noi!

Tutto questo spinge gli individui ad accettare volontariamente quest’invasione di privacy.

Miller e Harris affermano che internet non ci rende individui migliori o peggiori.

È uno strumento che ha aperto nuove strade e sta al singolo individuo scegliere quale imboccare e a che velocità andare.

È anche vero però che i media sono diventati l’occhio vigile della nostra vita digitale, quali strumenti di sorveglianza. Si sorveglia la condotta individuale pronti a sanzionare in caso di devianza o trasgressione. È un limite alla propria libertà personale e alla propria riservatezza?

In parte, forse si, ma se si sceglie di frequentare attivamente un servizio di Social Network, allora si è consapevoli di questi rischi.

On line, il diritto all’oblio non esiste!

Giusy Cioffi

 

 

Letture:

Gilles Deleuze, Tecnofilosofia, Mimesis Edizioni, 2000

Massimo Ragnedda, La società postpanottica, Aracne Editrice S.r.l., 2008

Michael Harris, The End of Absence: Reclaiming  What we’ve lost in a world of Costant Connection, Kindle Edition

 

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