Musei 2.0: un nuovo modello di fruizione culturale? Il caso napoletano della mostra “Il bello o il Vero”.

di Mariangela Cesarano

Nell’immaginario collettivo, il museo detiene un insieme di significati simbolici legati al tempo, alla memoria, alla pesantezza e alla gloria dei secoli passati. Gli stessi spazi fisici, rimandano ad un luogo cupo, chiuso, a sé stante.  Per non parlare del suo valore: la cultura di cui siamo figli ed eredi, le rappresentazioni artistiche, l’estro del genere umano. L’imponenza materiale ed immateriale di questi involucri culturali, è stata sempre quasi un limite per un accesso “facile” da parte dei fruitori. Ciò può essere spiegato dal fatto che i complessi museali si sono sempre caratterizzati come luoghi statici, “finiti” nel loro stesso circuito e privi di politiche di engagement verso il proprio target. A sostegno di ciò, c’è da dire che l’Italia, pur detenendo una percentuale molto importante sul patrimonio archeologico mondiale, non risulta tra i primi paesi con maggior afflusso ai siti museali. Infatti, secondo il rapporto annuale stilato dalla Aecom in collaborazione con la TEA (Themed Entertainment Association), sull’affluenza di visitatori nei principali musei del mondo – secondo i dati relativi al 2013-  l’Italia rimane fuori dai primi venti posti.

Provando (nel nostro piccolo) ad analizzare possibili cause, una che salta subito all’occhio, è proprio la mancanza di dinamiche attrattive all’avanguardia che stiano al passo con l’attuale società in continua evoluzione e con un consumer profondamento trasformato. In un’ottica decisamente innovativa, anche i modelli di fruizione culturale devono adattarsi alla logica della smart city, l’innovativa città “intelligente” che non finisce mai di stupirci!

L’ultima frontiera dell’innovazione in questo ambito riguarda i musei intelligenti che si basano sui principi dell’apertura e dell’interazione con l’utente, per questo chiamati musei 2.0.

Il primo esempio, made in Naples, di questo nuovo approccio, riguarda la mostra “Il Bello o il Vero. La Scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento” a cura della professoressa Isabella Valente (Università Federico II) e promossa da DatabencLab (Università Federico II) , ICAR C.N.R e Naos Consulting s.r.l. .

La mostra che si tiene a Napoli dal 3 febbraio al 6 giugno 2015 presso il complesso monumentale di San Domenico Maggiore, si propone di colmare la profonda lacuna della storiografia artistica italiana su un periodo artistico di notevole importanza per il capoluogo partenopeo e far rivivere lo splendore delle sculture napoletane di fine ‘800 e inizio ‘900. Una mostra sicuramente sui generis perché realizzata attraverso «un’innovativa piattaforma di fruizione che coniuga ricerca tecnologica e approfondimento storicoartistico. Tutte le opere in esposizione hanno una “carta d’identità dedicata”, multi-lingua e conforme agli standard adottati dal MiBACT, che raccoglie descrizioni, dati e file multimediali, archiviati all’interno di un database strutturato, nel quale tutte le informazioni sono catalogate mantenendo le relazioni che abilitano i processi di inferenza. Questa struttura rappresenta la fonte principale degli Smart Cricket, device progettati e realizzati da DatabencLab, che implementano l’esperienza fruitiva, comunicando con il singolo visitatore e, nello stesso tempo, creando un network per mettere in contatto gli utenti. Attraverso un’applicazione mobile, disponibile sia per sistemi iOs che Android, i fruitori possono avere accesso a un fascicolo completo dell’opera, che comprende ricostruzioni 3D, digitalizzazioni, video interattivi e file audio multilingua, generati automaticamente a partire dalle informazioni inserite». (tratto dal sito della mostra il Bello o il Vero).

Il progetto non si esaurisce qui ma va oltre la mostra stessa, in quanto DatabencLab per supportare la fruizione di questa mostra, ha realizzato un museo digitale dove è possibile ammirare opere scultoree inserite in piazze e parchi di Napoli e provincia, dunque impossibili da poter visionare nell’iter espositivo. Inoltre, l’utilizzo della tecnologia touchless e di sensori innovativi, consente all’utente di muoversi all’interno degli ambienti virtuali. La genialità di questa innovazione sta nel fatto che il programma offre un secondo percorso fruitivo, di tipo virtuale, che va ad integrarsi con quello reale della mostra, regalando all’utente una fruizione a 360°. Difatti, la ricostruzione in 3D di alcune opere visualizzabili su schermi touch o smartphone, permette di cogliere parti delle statue non immediatamente visibili.

“Il bello o il vero” rientra nel progetto “Opere Parlanti Shows”, il cui obiettivo è quello di reinventare il polo museale: da luogo statico a spazio intelligente, in cui l’utente si riscatta dal suo tradizionale ruolo passivo interagendo direttamente con le opere, ascoltando storie e voci. Questo progetto si presenta non solo come uno strumento dinamico di crescita intellettuale ma anche come un elemento strategico di attrazione turistica, riuscendo a cogliere anche quelle fasce di utenti che vedono da sempre il museo come un luogo distante e relegato ad occasioni rituali e target elitari.

…beh, potrebbe anche essere un modo piacevole e dinamico per accrescere la nostra conoscenza ed evitare la pesantezza di alcuni testi d’esame e di alcuni prof., non trovate?  😉

Raccontateci la vostra esperienza a “Il bello o il vero”.

FONTI:

il bello o il vero

databenclab

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