Divertimento - Giusti

Oltre la follia: divertimento 2.0

di Anna Giusti.

Ecco a voi il divertimento 2.0… una videocamera, un social network e tanta incoscienza!

Questi sono gli elementi dell’ultima tendenza apparentemente innocua e giocosa che impazza sul web.

Di cosa si tratta?

Si tratta di sfide che vedono come protagonisti giovani, anzi giovanissimi che mettono in gioco la loro vita con il fine di postare video sempre più estremi sui social. Il tutto nasce da un gioco lanciato su Twitter a inizio agosto 2014 da Pete Frates, un ragazzo di 30 anni di Boston, malato di Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica). La sfida prende il nome di Ice Bucket Challenge: una persona viene filmata mentre si versa un secchio di acqua ghiacciata sulla testa e poi nomina altre persone invitandole a fare lo stesso. Questa iniziativa ha lo scopo di incentivare le donazioni per la ricerca e ha coinvolto a livello mondiale personalità dello spettacolo, dello sport, della politica.

Dunque, se le finalità in origine erano benefiche, le competizioni in rete si evolvono in “prove di coraggio” dannose e in alcuni casi mortali.

È il caso del Kylie Jenner Challenge. Miglia di ragazze pur di avere labbra carnose come Kylie Jenner, infilano le labbra in una tazzina e aspirano fino ad alterare la circolazione, con il risultato di lividi e in alcuni casi labbra esplose. Cosa non si fa per i like!

Oppure dei video pubblicati su tutti i social sotto l’hashtag #CharlieCharlieChallenge. Un gioco che deriva da un’antica tradizione messicana, si tratta di sedute spiritiche attraverso un foglio di carta e due matite.

E vogliamo parlare della Neknomination e del Fire Challenge?

La Neknomination è una sfida alcolica ancora una volta diffusa tramite video, consiste nel bere tutto d’un fiato superalcolici e nel nominare tre amici che se accettano la sfida, mettono in pratica azioni ancora più folli. In caso contrario sono costretti a pagare da bere e vengono derisi ed umiliati sui social.

Come spiega un articolo su Panorama.it «il folle ‘drinking game‘» in meno di un trimestre aveva già il primato di dieci vittime, cinque in Australia dov’è nato, due in Irlanda e tre in Inghilterra. A Dublino un ragazzo è morto mentre cercava di attraversare a nuoto, ubriaco, un torrente gelato, un altro per coma etilico.

Non da meno, il Fire Challenge sta causando enormi problemi. Nel Il Messaggero.it: «Il gioco’ sta nel cospargersi il corpo di benzina e darsi fuoco, prima di lanciarsi in doccia, in piscina o sotto un getto d’acqua. Come ogni sfida, c’è chi riesce a superarla e chi, invece, no. In America, i genitori di due ragazzi hanno richiesto al popolare servizio di condivisione video YouTube  di cancellare i video relativi alla prodezza dei figli. Tyler O’ Connor, di nove anni e il suo fratello undicenne Shaun sono rimasti gravemente feriti dopo aver tentato il challenge. Un altro bimbo, riporta il Daily Mail senza riferirne il nome, è morto dopo aver provato a diventare una celebrità virtuale con il fire challenge»Insomma nel migliore dei casi ustioni assicurate, impossibile uscirne illesi!

Tali fenomeni destano significative preoccupazioni in quanto si diffondo in modo sempre più rapido e capillare.  Come spiegare il perché di questi comportamenti estremi? È giusto considerare i social media responsabili di tali comportamenti? Quali soluzioni adottare?

In una società caratterizzata dall’assenza del lavoro stabile, dal consumismo sfrenato, dalla perdita dei punti di riferimento, si realizza un indebolimento delle ritualità condivise e quindi dei riti di iniziazione che in passato si configuravano come prove di coraggio oppure come atti materiali o simbolici. In particolare la figura del padre è mutata: il padre perde la sua autorità, la velocità dell’evoluzione tecnologica rende in fretta le sue conoscenze obsolete. Come sostiene Luigi Zoja: «inconsciamente una delle principali funzioni delle bande è lo sfidare il padre. Dietro alla sfida possiamo intuire un bisogno di essere iniziati alla vita adulta, cui pochi sono in grado di rispondere» (Luigi Caramiello, La droga della modernità. Sociologia e storia di un fenomeno fra devianza e cultura, UTET, 2003).

L’incapacità degli adulti di assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei giovani ha fatto sì che i riti d’iniziazione fossero affidati alle grandi aziende che conoscono i giovani meglio dei genitori. Dunque i giovani vivono la difficoltà di essere ascoltati, ed è talmente forte il bisogno di richiamare l’attenzione del mondo adulto che poco importa se in pericolo è la loro stessa vita.

Il problema è alla base, cioè la prevenzione deve partire dalla socializzazione primaria che avviene nell’ambito familiare e dalla socializzazione secondaria che spetta principalmente alle scuole: la socializzazione influenza l’individuo nella formazione della sua identità, pertanto è qui che si deve intervenire per correggere gli errori di una società che sembra concepire l’infanzia come un problema e la gioventù come qualcosa di pericoloso e insensato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...