Abbiamo le navi ma ci mancano le bussole

di Armando Polimene

Scegliere un libro nella libreria del paese è come scegliere un film al cinema. Relativamente facile. Poi arriva il Web e le cose si complicano non poco.

Nel 1995 lo psichiatra Ivan Goldberg propose di introdurre la dipendenza da Internet o Internet addiction (Cfr. Cantelmi, Talli 2007) nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder), indicando i criteri diagnostici utili al riconoscimento di tale disturbo (I.A.D. Internet addiction disorder ).

In questa riflessione, la mia attenzione vuole focalizzarsi su uno dei sintomi indicati dallo psichiatra americano per riconoscere la patologia in questione, nella personale convinzione che il comportamento oggetto d’analisi non si manifesti esclusivamente nei “casi clinici” abusanti le pratiche di navigazione in rete.

Parliamo di un disturbo intimamente connesso all’overloading information o sovraccarico cognitivo (Cfr. Lavenia 2007), cioè l’esposizione a un numero potenzialmente illimitato di notizie e informazioni con la quale, a mio parere, tutti gli utenti dotati di una connessione internet devono fare i conti, nel bene e nel male, almeno qualche volta nella vita.

Siamo, infatti, abituati a pensare che all’aumentare delle informazioni a nostra disposizione corrisponda di conseguenza un aumento delle nostre capacità di orientarci nel mondo. Ma le cose stanno veramente così, questa proporzione vale sempre, comunque e per tutti?

Alcuni studi dimostrano che questo sovraccarico di informazioni può portare a ricerche ossessive sul Web per prendere qualsiasi tipo di decisione (es: scegliere un film, un libro, testi per la tesi ecc..). Una ricerca spasmodica e prolungata tra le milioni di pagine della rete che si traduce in confusione e, in ultima analisi, incapacità di scelta per il soggetto.

A mio parere il web rappresenta la concretizzazione più tangibile delle dinamiche caratterizzanti la società contemporanea, una società nella quale a sterminate opportunità si affiancano altrettante incertezze e difficoltà nelle scelte individuali. Ecco che quindi, per sopravvivere a questa destabilizzante sensazione di sovraccarico, che disorienta e rende difficile i processi di scelta, ci siamo forniti di nuovi assetti comportamentali, sensoriali e percettivi.

Ad esempio secondo una ricerca dell’University College London gli utenti online non leggono più in senso tradizionale, preferendo un tipo di lettura orizzontale basata su titoli e abstracts, alla ricerca di risultati più veloci (UCL Web Toolkit).

Per altri studiosi iniziamo a percepire anche noi stessi in modo diverso, alla stregua di decodificatori di informazioni, perdendo in questo modo le capacità d’interpretazione e di costruzione dei collegamenti mentali per un’analisi critica del testo (Information overload. Effetti e conseguenze psicologiche)

Personalmente credo che dietro le speculazioni più o meno filosofiche sui mutamenti della soggettività, l’impatto del web sulla cultura, i nuovi valori promossi dalla rete ecc, ci sia, come spesso accade, una realtà fatta di esclusione e di negazione delle opportunità.

La metafora del mare è forse quella più adatta a rappresentare il Web. Un mare finalmente navigabile, anche dai meno esperti, ma anche un mare aperto che richiede delle bussole per orientarci. Bussole che non ci sono state fornite alla partenza e che siamo costretti a costruirci a bordo. Qualche marinaio più smanettone, non necessariamente più capace, riuscirà a costruirsi da solo la bussola per raggiungere terra, alcuni si perderanno negli abissi, altri, scoraggiati da tanto mare, semplicemente non partiranno. E probabilmente molte terre non saranno scoperte.

  • Cantelmi, M.Talli, “Anatomia di un problema, una review sui fenomeni psicopatologici Internet-correlati”, in Psicotech, n.2, 2007.
  • Lavenia, “Introduzione alle nuove dipendenze on line” in M.Marcucci e M. Boscaro, Manuale di Psicologia delle Dipendenze Patologiche, Mediateca delle marche, Urbino 2007.
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