FOMO - Lattanzi

Sindrome FOMO: la nuova patologia della generazione degli iperconnessi

di Maria Elena Lattanzi.

Se ci interroghiamo su un semplice quesito, come ad esempio la prima cosa che facciamo appena aperti gli occhi, sicuramente il 90% di noi penserà al momento in cui suona la sveglia del nostro cellulare. Nella migliore delle ipotesi ci riaddormentiamo. Nella peggiore controlliamo le notifiche dei vari WhatsApp, Facebook, Instagram, IMessage ecc…  Inizia così la nostra giornata da iperconnessi, da abitanti del web, un mondo in cui non è più il cane il migliore amico dell’uomo ma il suo smartphone.  Questo infatti non ci abbandona mai, nel vero senso della parola e il solo pensiero di poterlo perdere ci fa sentire smarriti. Secondo un’analisi della giornalista  Frances Booth riceviamo notifiche di vario tipo circa 4 volte nell’arco di un ora, controlliamo i messaggi, in media, una volta ogni quarto d’ora e siamo connessi in rete 10 ore e 45 minuti al giorno!

Questa nostra abitudine ( necessità?!) ad essere sempre raggiungibili, può generare la cosiddetta FOMO – Fear Of Missing Out – ovvero la paura di lasciarsi sfuggire qualcosa mentre si è disconnessi. L’ impossibilità di connessione genera, in maniera sempre più diffusa, un elevato tasso di irritazione e nervosismo. Questa sindrome molto diffusa tra i giovani, ma che secondo i dati di JWT Intelligence arriva a colpire il 70% degli adulti, porta l’individuo a sentirsi escluso da qualcosa se offline. Un problema già esistente ma diffusosi a dismisura con lo sviluppo dei Social Media. Questi infatti ci permettono di essere onnipresenti (basta un click per parlare in chat con un amico dall’altra parte del mondo) andando proprio ad assuefare (perché è di questo che si tratta, di una dipendenza) quel nostro bisogno di far parte di quel continuo e costante fiume di  informazioni, post, notizie, e contenuti multimediali che passano per i social media fino a sfociare nell’immenso oceano web in cui passiamo le ore a navigare.

Il fenomeno, sebbene non sia ancora riconosciuto come clinico non è da sottovalutare. Come asserisce infatti Sherry Turkle dell’ Initiative on Technology and Self MIT  “crea un turbinio emozionale e un risentimento verso noi stessi o gli altri, insoddisfazione, ansia e sentimento di incapacità”. Fermiamoci, allora, a riflettere.  Proviamo a riprenderci i nostri spazi, cerchiamo di spegnere il telefono almeno la notte, quando siamo a cena fuori con i nostri affetti, quando siamo a cinema con gli amici. Ricordiamoci anche che se è vero che le nuove tecnologie di comunicazione ci hanno permesso di ritrovare i nostri vecchi amici del liceo, o di parlare con il nostro compagno trasferitosi per lavoro a migliaia di kilometri da noi, la vita reale è quella che ci perdiamo mentre abbiamo gli occhi fissi sullo smartphone. E soprattutto che In medio stat virtus.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...