Tecno-Magie connettive

di Rocco Mazza.

L’emozione che si prova aprendo la confezione di un device fresco d’acquisto è appagante ed entusiasmante. Come aprire lo scrigno contenente l’oggetto del desiderio, il magico forziere che custodisce la magia che ci permetterà di sconfiggere il drago, portare in salvo la principessa e magari postare un bel selfie durante i festeggiamenti. Durante una campagna fantasy in un gioco di ruolo, per comprendere come utilizzare l’oggetto magico bisogna avere talenti speciali o tentare un tiro sulle conoscenze magiche apprese nel corso dell’avventura. All’acquisto di un nuovo prodotto tecnologico ci vengono forniti con l’apparecchio anche vari gadget ma manca un elemento essenziale fino a poco tempo fa, il libretto di istruzioni.

Come è possibile tale mancanza? Come possiamo conoscere il funzionamento di un oggetto che mai prima ci era capitato di utilizzare? Cosa ci permette di sapere ciò che nessuno ci ha mai insegnato? Quale tecnica si nasconde dietro quella che alle volte sembra essere magia?

Ne abbiamo già discusso in precedenza, l’intelligenza connettiva è una mente potenziata, una tecnologia che permette di potenziare le capacità cognitive di che condivide sapienza e conoscenza nella rete. Ma come appare questa tecnologia agli occhi di chi si è dovuto adattare a questo nuovo modo di vivere la conoscenza, senza che nessuno gli allegasse un libretto di istruzioni. Come vivono questo cambiamento i tardivi digitali?

Arthur C. Clarke afferma: “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. La magia lascia sulla pelle di chi assiste allo spettacolo una sensazione di attonito stupore, di incredibile meraviglia. Lo sguardo del bambino che osserva il mago cacciare colombe e conigli dal cappello è quello dell’adulto incredulo dinnanzi  quello stesso bambino mentre utilizza macchine senza averne mai letto l’utilizzo. La pelle di chi non è nato nella tecnologia avverte questa come una tecnomagia

Sostiene Lewis Mumford, “come i giochi del fanciullo preannunziano rozzamente la vita dell’adulto, così la magia preannuncia la scienza e la tecnologia moderna. (…) la magia fu il ponte che unì la fantasia alla tecnologia, il sogno di potenza agli strumenti per realizzarlo (…) l’aver sognato così indomabilmente, rese incredibile e quindi meno impossibile la tecnica che ne seguì”. Contributo essenziale del sociologo statunitense per comprendere il profondo senso di straniamento che provoca la tecnologia nelle menti di chi non è capace di comprendere il suo funzionamento, la magia è dunque la risposta che diamo a ciò che l’uomo utilizza e manipola ma che non conosce.

In conclusione, la mente nata dalla connessione dei singoli individui alla rete è un artefatto magico agli occhi di chi non riesce a comprenderne il funzionamento. Artefatto che agisce sulle capacità umane di comprensione e elaborazione della realtà fornendo una nuova visione della conoscenza. Tutto questo avviene senza consapevolezza, non esistono istruzione per una tale tecnologia. La tecnica ha superato la capacità di comprensione dell’uomo, carica di un’ontologia arcana solo a pochi individui è dato conoscerne l’origine e la struttura intima del codice, del funzionamento. Sono questi individui i nuovi maghi?

È impossibile pensare per l’intelligenza connettiva a un libretto di istruzioni, una formula, un how to. Basta questo dunque a rendere questa tecnologia magica? Gli alchimisti erano coloro che tentavano di trasformare qualsiasi metallo in oro, sono oggi gli analisti che trasmutano il dato in informazione? Stiamo vivendo, nel momento in cui le nostre potenzialità conoscitive sono massimizzate in una nuova era della magia?

Letture

– Claudia Attimonelli, Francesca De Ruggieri, Giuseppina Pellegrino e Vincenzo Susca, Tecnomagia, o del ritorno agli oggetti

– Fabiane Borges and Camila Mello, Technoshamanism and Methodologies

– Mumford, Lewis (1934) Technics and Civilization, New York, Harcourt, Brace & co.; trad. it. Tecnica e cultura, Milano, Il Saggiatore, 2005.

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