La digitalizzazione del sistema radiofonico: la web radio

Di Ilaria Coppola Bottazzi.

La radio ha rappresentato un medium che, più di altri, ha incarnato lo spirito del tempo: grazie alla necessità di ridefinire continuamente il proprio campo d’azione, di reagire e migliorarsi ogni volta, fino alla nascita della web radio.                               La web radio rappresenta la tecnologia di digitalizzazione più diffusa tant’è vero che la società di ricerche Edison Media Researcher ha stimato che più del 20% degli americani con più di 12 anni ascolta una web radio una volta al mese. Anche se in Italia la percentuale è più bassa, sono migliaia la emittenti radio “analogiche” che trasmettono anche in internet, o addirittura si avvalgono solo di questo nuovo canale.

Per quanto concerne la diffusione, le web radio si avvalgono di 2 modalità di trasmissione. Una fondata sul broadcasting ossia uno-molti, dove l’ascoltatore è passivo e non ha la possibilità di agire sul flusso comunicativo, una sul multicasting dove lo spettatore è completante coinvolto e stimolato.

Ma che vantaggi si hanno?

  • Lo spettatore diventata protagonista per eccellenza, in quanto in un sito di una radio di media grandezza c’è la possibilità di poter mandare in diretta e-mail allo speaker di turno, si possono riascoltare programmi e rubriche di trasmissioni andate in onda, sbirciare con la webcam negli studi, avere le foto dei divi radiofonici, chattare con altri ascoltatori.
  • Non ci sono limiti. “La web radio riesce a superare la uni direzionalità e la sincronicità, riesce cioè a offrire differenti modalità di fruizione”
  • L’utente può modellare autonomamente il proprio ascolto sia nei contenuti sia nei tempi
  • Non si hanno problemi di gestione dello spettro di frequenza superando così il problema di spazio,di barriere nazionali e legislative

Per quanto riguarda l’accesso alla web radio, ci sono sostanzialmente due modalità principali: o attraverso pagine web e successiva apertura di programmi streaming, o direttamente attraverso programmi di streaming.  Il primo caso di riferisce a emittenti dotate di pagina internet, “dalle quali è possibile accedere al programma di streaming con il quale ascoltare le trasmissioni sincrone o i file archiviati”. Nel secondo caso l’accesso all’emittente avviene direttamente attraverso il programma di streaming (ad esempio Real Player o Windows Media Player).

A fronte di quanto detto perché non dovremmo credere in questa rivoluzione? O meglio perché non scommetterci? “Chi ascolta la radio ha modalità di fruizioni profondamente diverse da quelle televisive, caratterizzate da una vocazione alla conservazione che sa di polverosa abitudine, da una ripetitività dei gesti al sapore autistico, così da quasi quarant’anni assieme a Rai 1 troviamo Raffaella Carrà ”                                                                                                                                       E mentre la televisione di questi anni ha riproposto ossessivamente gli stessi format e programmi, la radio è stata in grado di fare suoi cento mondi, di ibridarsi e migliorare sempre più.

Fonti:

Fausto Colombo, La digitalizzazione dei media, Carocci, Roma,2009

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