Realtà aumentata: opportunità o minaccia?

Di Luca Morrone.

Negli ultimi anni nel mondo tecnologico si parla sempre più di realtà aumentata, ma cos’è?
Per realtà aumentata, o realtà mediata dall’elaboratore, si intende l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi”. (Fonte Wikipedia)
Essendo mediata da un elaboratore quindi, per dirla alla McLuhan, si tratta di una protesi, ovvero un’esteriorizzazione dei nostri sensi, volta a ridefinire l’orizzonte esistenziale di ciascuno di noi.
Google ha subito cavalcato l’onda presentando gli innovativi “Google Glass”, un paio di occhiali che permettono a chi li indossa di avere informazioni aggiuntive sulla realtà che ci circonda. Gli occhiali hanno un piccolo display montato sulla lente destra che proietta immagini direttamente sull’occhio; sono compatibili con gli smartphone Android, hanno una fotocamera e un sistema audio a conduzione ossea. Possono essere comandati con la voce o con un touchpad presente sulla stanghetta destra, è possibile scattare foto, registrare video, fare videoconferenze, mandare mail e sms oltre ad avere informazioni sui monumenti e le strade visitate.

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Le storiche firme degli occhiali, come la Ray-Ban, hanno già puntato gli “occhi” sui Google Glass proponendo versioni rivisitate che possano adattare un design classico ad un oggetto altamente tecnologico.

Il loro ingresso sul mercato è recente, ma l’idea non è affatto innovativa; già nel 1984 William Gibson, uno dei maggiori scrittori ed autori di fantascienza, in “Neuromante” ci racconta di una società dove la tecnologia regna sovrana, discriminante sociale che divide i poveri dai ricchi; questi ultimi con i soldi possono permettersi operazioni chirurgiche per migliorare le proprie capacità fisico-cognitive.

Nel 1982 Gibson coniava anche il termine Cyberspazio, tanto di moda oggi, all’interno de “La notte che bruciammo Chrome” (Chrome, proprio come il famoso Browser del Colosso di Mountan View).

Contestualmente alla letteratura anche il cinema ha fatto da apripista a queste nuove tecnologie, è del 1997 infatti Nirvana, un film di Gabriele Salvatores che rappresenta la fedele trasposizione cinematografica dell’universo ideato da Gibson. Joystick, uno dei personaggi del film, sostituisce le proprie cornee con delle protesi elettroniche.

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Lo scenario prospettato dal cinema e dalla letteratura è quello di un “darwinismo sociale”, termine coniato dal giornalista anarchico francese Émile Gautier, nel 1879; si innesca una continua rincorsa all’ultimo ritrovato tecnologico e chi non è aggiornato viene messo ai margini della società.

I Google Glass sono davvero un primo passo verso questo “scenario apocalittico” o riusciremo a sfruttare positivamente ciò che di buono il progresso tecnologico sta portando negli ultimi anni?

 

 

Fonti:

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