La figura dell’animatore nell’era del digitale

di Mario Migliaccio

11393038_1059486460747636_4789769823850991000_nFino a pochi anni fa, durante le classiche vacanze estive ed in quei momenti di assoluto relax, capitava spesso di venire a contatto con quella persona che rappresentava il “terrore” della spiaggia: l’animatore. I suoi modi di fare così fastidiosi e oppressivi rendevano la tua mattinata di mare un vero inferno e, come capitava spesso, se non li seguivi nelle loro attività, erano capaci di metterti in ridicolo dinanzi a tutti. Per fortuna però la storia è cambiata e, probabilmente, loro stessi si sono resi conto che questo approccio così diretto ed invasivo non era visto in maniera positiva da tutti. Con l’avvento delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi di comunicazione, anche il loro approccio ha avuto una trasformazione ed è diventato un pò più “social”. Si passa, dunque, ad un tipo di intrattenimento che si estende anche sulle nuove piattaforme digitali. Sempre più spesso, nei locali, si sente parlare di giochi interattivi dove il pubblico presente in sala, premendo dei semplici tasti di un telecomando, ha la possibilità di partecipare a giochi di gruppo rimanendo seduto al proprio posto.

L’animazione 2.0 è più statica e sedentaria perché è il pubblico stesso ad essere diventato così. I nuovi animatori si sono adattati alle nuove esigenze e sono costantemente alpasso con la tecnologia. L’ultima trovata, in questo ambito, arriva dalla Francia dove, un gruppo di animatori, ha sperimentato una sorta di cena – spettacolo tutta in digitale. Il tutto consiste nella proiezione di un filmato, di una ventina di minuti, che coinvolge il pubblico dando la possibilità di far scegliere l’esito della storia in corso d’opera. Tramite un’app si da la possibilità di scegliere come proseguirà l’avventura del protagonista ed, ovviamente, il finale sarà diverso per ogni scelta effettuata. Un’idea davvero interessante che prende spunto da “Heavy Rain”, noto videogioco uscito per la piattaforma Sony Playstation 3 nel 2010. Ci si ritrova così in un momento in cui, insieme alla tecnologia, anche l’intrattenimento sta cambiando, diventando in maniera preoccupante sempre più freddo e distaccato. Per trovare il “Fiorello 2.0” basta cercare nelle agorà telematiche e digitali oltre che nei locali, visto che l’animatore moderno conosce i social network e la rete meglio di ogni altra cosa e riesce ad usare tutto ciò anche nell’intrattenimento del pubblico.

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