3°Articolo-Anonimato-Mutone

Rischi e vantaggi dell’anonimato sui social

di Dalila Mutone

Attraverso i Social Media è possibile trasferire la nostra identità sulle piattaforme, creando profili a noi corrispondenti. Tuttavia, è possibile creare anche profili che non coincidono con le nostre reali generalità. Creare un fake profile è un’operazione semplice, che consente a chi ha vergogna del proprio aspetto o della propria reputazione, o a chi semplicemente vuole nascondere per altri motivi la propria identità, di crearsi un ritratto corrispondente al profilo che vorrebbe avere.

La garanzia dell’anonimato, e quindi la possibilità di restare “puliti” ed “impuniti” per le proprie azioni, rappresenta, però, un terreno fertile per chi ha brutte intenzioni. È il caso ad esempio del Cyberbullismo, che consiste in atti di bullismo messi in atto mediante l’uso dei media digitali (ad esempio l’invio di messaggi offensivi tramite sms o in chat, o la pubblicazione senza consenso di foto su Facebook).

Nonostante questi rischi, però, pian piano hanno iniziato a diffondersi i Social Networks anonimi. In Italia abbiamo assistito alla diffusione di Secret, una sorta di bacheca in cui pubblicare contenuti in forma anonima. Questa piattaforma consentiva agli utenti di non inserire alcuna referenza, se non un’ immagine a piacere in riferimento ai propri contenuti. Nonostante l’iniziale diffusione però,questo Network non ha avuto grossa fortuna, infatti dopo appena un anno ha chiuso i battenti.

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Una delle motivazioni potrebbe essere il fatto che, in realtà, l’anonimato in Rete non esiste. Come affermato da Fabio Chiusi qui: “l’anonimato in Rete non esiste, a meno di essere piuttosto scaltri nell’utilizzo di software di anonimizzazione – da Tor in giù (e anche in questi casi, se l’attaccante si chiama NSA o un’entità governativa di pari rango potrebbero sorgere problemi non indifferenti)”. Dunque grossi rischi non solo per le vittime, ma anche per gli eventuali malintenzionati.

Eppure, la maggiorparte degli utenti ignora le possibilità e gli strumenti per smascherare l’anonimato ed i falsi profili. Anche per questo, dunque, i Social Networks dovrebbero garantire e controllare in maniera più scrupolosa le credenziali degli utenti e valutare l’attendibilità dei profili, per limitare i rischi o anche solo per rendere più autentica possibile l’esperienza di socializzazione sui Social.

Ma su un aspetto positivo bisognerebbe riflettere: nascoste e protette dall’anonimato, le persone si sentono libere nell’esprimere tutto quello che davvero pensano e sono. Come sottolinea Daniel Barranger qui: le app per postare o chattare in maniera anonima “svolgono una funzione terapeutica che ci libera dallo stress psicologico di tenere un segreto solo per noi. Sono dei luoghi dove possiamo urlare i nostri segreti e problemi a persone sconosciute liberi dalla nostra identità, e senza tutte le conseguenze che l’essere riconoscibili comporterebbe.”

Queste piattaforme e queste app basate sulla trascrizione anonima di segreti e confidenze, potrebbero dunque rappresentare per noi una sorta di confidente, che inoltre ci permette di essere i confidenti di altre persone.

E inoltre: non è forse vero che soltanto pubblicando in forma anonima le nostre idee, le nostre azioni e le nostre volontà, possiamo aspettarci risposte e valutazioni realmente sincere e prive di pregiudizi o secondi fini?

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