Le classi 2.0

6262296086_ba0b3dab16_o   In questo articolo ho deciso di approfondire un aspetto a mio avviso molto interessante e attuale che riguarda il concetto di “classi 2.0”. Il nome ovviamente rimanda al paradigma del“web 2.0”. Per web 2.0 “si indica l’insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono un elevato livello di interazione tra il sito web e l’utente come i blog, i forum, le chat, i wiki, le piattaforme di condivisione di media come Flickr,YouTubeVimeo, i social network come FacebookMyspaceTwitterGoogle+LinkedinFoursquare, ecc, ottenute tipicamente attraverso opportune tecniche di programmazione Web e relative applicazioni web afferenti al paradigma delWeb dinamico in contrapposizione al cosiddetto Web statico o Web 1.0”.[1] Il paradigma di fondo è quindi che la conoscenza si costruisce insieme agli altri, nell’interazione con gli altri condividendola.

Classi 2.0 oltre a essere un concetto, è proprio il nome di un progetto voluto dall’ministero della pubblica istruzione italiana che si chiama “ Scuola digitale. classi 2.0”. L’azione Cl@ssi 2.0 si propone di modificare gli ambienti di apprendimento attraverso un utilizzo costante e diffuso delle tecnologie a supporto della didattica quotidiana. 156 classi prime di scuola secondaria di primo grado diventano Cl@ssi 2.0: alunni e docenti possono disporre di dispositivi tecnologici e device multimediali e le aule vengono progressivamente dotate di apparati per la connessione ad Internet.[2] Ed è dalla lettura di questo progetto che nasce la riflessione di questo mio articolo. Cercherò di definire la classe 2.0 e quali sono le caratteristiche che la distinguono dalla classe cosiddetta “tradizionale”. La classe 2.0 è una modalità didattica innovativa che si pone l’obiettivo di costruire nuove competenze, nuovi saperi, una scuola quindi che si al passo con i tempi e con la tecnologia sopratutto. L’alunno all’interno della classe digitale produce e costruisce la conoscenza , la condivide con gli altri grazie al supporto della tecnologia informatica. Gli alunni e i loro professori possono approfondire argomenti e lezioni facendo riferimento anche ai contenuti multimediali. A cambiare è innanzitutto il clima di classe, rispetto a quella tradizionale. L’insegnante indirizza gli alunni verso percorsi nuovi e innovativi, ove questi devono iniziare a lavorare e produrre conoscenza. Cade anche quel potente simbolo che un tempo rappresentava la cattedra, non c’è più quella gerarchia insegnante- alunni. Nella classe digitale gli alunni si organizzano in gruppi, in isole di lavoro. Anche i concetti di spazio e tempo cambiano con la nuova classe digitale. La classe diventa un luogo aperto, uno spazio che interagisce con l’esterno e va al di là delle quattro mura. Anche per il tempo è lo stesso. La lezione in classe digitale non termine al semplice suono del campanello, ma prosegue oltre nelle ore pomeridiane.

Questo approccio a mio avviso potrebbe essere un ottimo stimolo per invogliare e avvicinare i ragazzi allo studio. Può essere un buon metodo per eliminare la barriera tra tempo libero e scuola, in maniera tale da rendere piacevole lo stare a scuola. Molto presto non ci stupiremo se nello zaino i ragazzi oltre a portare quaderni e penne, porteranno con loro un Tablet, pc o qualsiasi tecnologia di supporto alla didattica.

GENNARO MATTIACCI

[1] Wikipedia.org

[2] hubmiur.pubblica.istruzione.it

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