The Dark Sides of Connective Intelligence

di Cristina Forino.

Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’umanità. L’intelligenza collettiva è la capacità delle comunità virtuali di far leva sulle competenze. Quel che non possiamo sapere o fare da soli, possiamo essere in grado di farlo collettivamente.
Pierre Lévy

Ma ci siamo chiesti cosa succede quando la somma dei saperi sociali e le moltitudini di connessioni incrociate non danno frutto a risultati qualitativamente pregnanti ? E quanto migliori rispetto alla produzione e ai saperi del singolo? Chi dice che la quantità genera sempre e solo qualità? Immersi completamente  in questa nuova forma tecnologica di comunicazione, e ai  benefici che comportano le relazioni  che si formano attraverso essa, abbiamo perso di vista un punto molto importante: collettivamente lavoriamo sempre bene?

Queste relazioni non sono statiche, ciò che genera intelligenza connettiva non è solo il possesso dei saperi, ma la dinamicità delle relazioni che continuamente mettono alla prova e riaffermano i legami del gruppo e la riuscita di un lavoro comune. Da cosa deriva questa dinamicità? I sociologi sanno bene che la componente biologica di ogni attore sociale è fondamentale nel contesto sociale. La dinamicità comportamentale nelle relazioni è data in gran parte da questa. I gruppi per lavorare bene hanno bisogno di entrare in contatto, hanno bisogno di una buona dose di  empatia.

È difficile che questo accada interattivamente.

Nelle scienze umane si è spesso ritenuto che la rilevanza psicologica e sociale dell’appartenenza ai  gruppi costituisca una delle  basi fondamentali della competizione, se non addirittura dell’ aperto conflitto, fra i gruppi stessi. Questo può avvenire come conseguenza dell’etnocentrismo, ossia il considerare il proprio bagaglio culturale migliore di quello altrui.

James Surowiecki, giornalista americano,  afferma che l’intelligenza collettiva si verifica quando si soddisfano alcuni principi come, ad esempio, la diversità d’opinione. Ogni persona può o deve avere una diversità di opinione, un’indipendenza totale di queste ultime proibirebbe la formazione dell’intelligenza collettiva a moltissime comunità in rete. I singoli incanalano la loro competenza individuale verso fini e obiettivi condivisi ma nel momento in cui le caratteristiche biologiche comportamentali non vengono rispettate il risultato finale non genera intelligenza collettiva-connettiva.

Le comunità in rete collaborano insieme, spesso e volentieri producono dei risultati magnifici. La mia non è una critica ma  è una valutazione di aspetti pressoché “nascosti” dalla preminenza di tale teoria.
Bisogna guardare entrambe le facce della medaglia.

Letture: 

– Amerio Piero (2007), Fondamenti di psicologia sociale, Il Mulino, Bologna.
– Surowiecki James (2007), La saggezza della folla, Fusi Orari, Roma.

 

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