Copyleft: quando la sinistra è migliore della destra

di Roberto Ciarnelli.

Grazie alla nascita di Internet e del Web, in risposta ai diritti d’autore è stato creato il termine Copyleft. Perché questa creazione? Perché con la possibilità di creare e divulgare prodotti in rete era ed è necessario “tutelare” gli autori di determinati atti o prodotti. Con la rete sarebbe facile prendere possesso di un progetto, file o programmi e reclamarli come propri; il copyleft viene incontro a questa minaccia, creando e distribuendo un modello di gestione del diritto d’autore, in cui questi lascia libero utilizzo e la possibilità di modificare il prodotto con l’unico obbligo di rendere pubblica qualsiasi modifica apportata.

Il copyleft altro non è che una licenza che permette di trasferire a chiunque possegga il programma alcuni dei diritti dell’autore ed è possibile ridistribuire solo se tali diritti vengono trasferiti assieme ad essa e sono quattro quelli fondamentali. Da Wikipedia:

  1. Libertà 0: Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
  2. Libertà 1: Libertà di studiare il programma e modificarlo;
  3. Libertà 2: Libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo;
  4. Libertà 3: Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

Le licenze copyleft includono normalmente condizioni aggiuntive intese ad eliminare possibili impedimenti per l’uso libero, la distribuzione e la modifica delle copie, come:

  • La condivisione di questi programmi può avvenire in modo gratuito o a pagamento, deve essere fatto sempre nella completa libertà. Le licenze copyleft includono normalmente delle condizioni aggiuntive intese ad eliminare possibili impedimenti, come assicurarsi che la licenza copyleft non possa essere revocata;
  • Assicurarsi che il lavoro e le sue versioni derivate siano distribuite in una forma che ne faciliti le modifiche (per esempio nel caso del software questo equivale a richiedere la distribuzione del codice sorgente e che la compilazione di questi possa avvenire senza impedimenti di sorta, quindi chiedendo la distribuzione anche di tutti gli script ed i comandi utilizzati per tale operazione);
  • Assicurarsi che il lavoro modificato sia accompagnato da una descrizione per identificare tutte le modifiche apportate all’opera originaria mediante manuali utente, descrizioni, ecc.

Più comunemente, queste licenze, per avere qualche tipo di efficacia, hanno bisogno di usare in modo creativo le regole e le leggi che disciplinano le proprietà intellettuali, per esempio quando si parla della legge del copyright, tutte le persone che hanno in qualche modo contribuito al lavoro devono divenire co-detentori del copyright di quel lavoro e allo stesso tempo rinunciare ad alcuni diritti garantiti da esso, come essere l’unico distributore.

A conti fatti il copyleft può essere considerato un’ottima alternativa, quando tutti gli autori partecipanti sono consapevoli che il lavoro che stanno sviluppando non sarà più solamente loro, ma farà parte di un progetto e di una comunità molto più grande.

Ma in ottica negativa può creare una competizione maggiore tra gli internauti

Il copyleft sarà quindi in grado di aiutare l’intelligenza connettiva a svilupparsi adeguatamente?

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